AMATE IL MONDO COME DIO L'HA CREATO
INCHIESTE

Il racconto della Genesi non ha valore scientifico ma rivolge a tutti un fondamentale insegnamento morale
INTERVISTA A DON BRUNO MAGGIONI
Uno dei passaggi chiave nella polemica dei creazionisti ed evoluzionisti ruota attorno ai significati della Genesi. Quale importanza ha il racconto di quei primi capitoli della Bibbia?
Grande significato teologico ed etico. Intanto il racconto è molto godibile, dice cose molto belle. Occorre leggere la Genesi con molta attenzione non per comprendere le modalità con cui il creato è venuto ad esistenza, su questo quei capitoli non dicono nulla, ma per capire innanzitutto che il mondo viene da Dio, che il primato spetta a lui. Al di là di quel che il discorso evolutivo ha portato alla luce successivamente, la Genesi non afferma che Dio ha creato il mondo ma spiega che ha ordinato le cose dal caos primitivo: i verbi che scandiscono la narrazione del primo capitolo della Genesi sono infatti "separare", "fare ordine", "distinguere". La materia di Dio non è corrotta come quella del mito cosmogonico di Platone: la materia della Genesi viene all'essere in tutta la sua positività, è un dono per tutti gli uomini, non sono per qualcuno. È questo porta con sé formidabile conseguenze etiche.
Quali?
Tutti gli uomini sono invitati ad ammirare il mondo come lo ammira Dio in quel racconto. Se l'uomo intende trasformare il mondo, deve farlo a beneficio di tutti, non solo di qualcuno. Il mondo è creato da Dio e resta di Dio. É l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, non ha che da guardarlo, rispettarlo e amarlo. Non ha che a far rivivere in esso il sentimento di ammirazione del Dio della Genesi.
I precetti della Genesi possono tornare utili ai sostenitori della teoria dell'evoluzione darwiniana?
Sì, patto però che i naturalisti riconoscano che tutto viene da Dio e che è l'intenzione divina ad accompagnare l'evoluzione della specie umana. Personalmente, mi disturba quando si afferma che tutte le cose si sono formate per caso, dal nulla. O quando si sostiene che il mondo è regolato da leggi ferree per cui sopravvive il più forte, il più adatto. Non mi disturba certo sentire che la natura si è sviluppata per gradi.
Dunque il mondo non è stato creato in sette giorni?
Quello è un mito e come tale va considerato. Potremmo benissimo ammettere che le cose si sono evolute gradualmente. Però con una finalità precisa. Se mi dicono che l'uomo ha milioni di anni, che si è sviluppato poco alla volta, non è che questo mi causi difficoltà. Se però si sostengono concezioni deterministiche e casuali, per cui l'uomo si è sviluppato per conto suo, allora entriamo in un ambito irragionevole è pericoloso, ma da un punto di vista etico: se l'uomo ritiene di non dover ringraziare nessuno per essere in vita, allora non obbedirà a nessuna regola, farà del creato ciò che desidera. Insomma, è inutile stare lì a discutere se Dio ha fatto il mondo in sette giorni o il milione di anni. La polemica diventa sterile ma solo se non se ne valutano le conseguenze sul piano etico, sociale e umanitario.
Come giudica tutto questo dibattito tra chiesa cattolica e mondo laico e politico?
La chiesa, riferendosi a Gesù Cristo, dice la sua su come l'uomo deve vivere nel mondo, quali regole di bioetica deve seguire, quali strutture e leggi devono darsi i governi. Ma nelle mille prediche che sento, nei dibattiti delle televisioni e sulla stampa, nelle contese come questa su neo-darwinismo e creazionismo, credo che si indugi un po' troppo. Sono questioni importanti, certo, ma penso che non debbano assorbire tutta la tensione della Chiesa. Sono questioni che richiederebbero semmai un lavoro di "supplenza", non un insegnamento vero e proprio.
Cos'è prioritario, secondo lei?
La prima cosa che da cristiano sento di fare è annunciare che esiste un Dio e che ha il volto di Gesù Cristo. All'interno di questa fede c'è un'idea di uomo, di mondo, di società che l'uomo dovrebbe concretizzare non attraverso discorsi astratti. Dibattiti come questo vengono utili ai legislatori, non certo la gente comune o a chi soffre. Come insegna proprio la Genesi, io devo stare egoisticamente bene in questo mondo perché questo mondo è mio. No, il mondo è di tutti. Nessuna civiltà al diritto di dominare un'altra civiltà. Così facendo si dimentica la caritas cristiana. L'uomo del Vangelo dice "Io ho una notizia da darti ", una notizia che può restituirci grande dignità. Ad un popolo presso occorre dire "guarda che non è giusto che tu sia oppresto", è giusto invitarlo ad alzare la testa. É questo un concetto più che rivoluzionario. Un concetto che, purtroppo, molti non intendono.
