CARNE LEVARE
PENSIERO

Carne levare, etimologia di Carnevale.
Prima della penitenza quaresimale, con l'assenza di carne dalla tavola, cibo ogni giorno morigerato e parco, digiuni di venerdì, lodi, preghiere e funzioni specifiche in preparazione fisica e spirituale al grande mistero pasquale, la popolazione di ogni ceto sociale si scatenava in bagordi, feste, scherzi, giochi, balli, mascherate culminanti nel veglione del martedì grasso (sabato grasso per il rito ambrosiano), giorno che precede le Ceneri, inizio di Quaresima.
Periodo giocoso confluito nella tradizione cristiana dall'antichità romana, dove ritroviamo simili manifestazioni nei Saturnali, dedicate alla divinità Saturno che si tenevano in concomitanza con il solstizio d'inverno.
Da sempre occasione per grandi e piccini di sdoganare la licenza e l'eccesso, rovesciare i canoni comportamentali, permettersi tutto -a carnevale ogni scherzo vale-, e, soprattutto, essere altro.
La maschera, io non sono più io ma per un giorno, una notte, sono quello che mostro nel travestimento e, travestita, posso fare e dire ciò che non farei o direi ...'vestita'.
Irresistibile tentazione, dalle origini antropologicamente profonde, quella di essere altro, che ben si realizza nelle strade, nei palazzi, nei castelli e nei villaggi, che, in accezione positiva procura divertimento ed entusiasmo stimolando fantasia e creatività, in accezione negativa si fa ombra e scudo per peccati, misfatti, crimini, illegalità e sordide azioni che passano nella leggerezza e rilassatezza del momento lasciando sofferenze dolori rancori e vittime.
Tradizione che resiste nel tempo odierno, con caratteristiche a seconda delle regioni e latitudini, ovunque celebrata a tavola e non. Tutto è business oggi, e ogni festa muove tot centinaia di milioni di euro e valute, compreso anche la computa dei danni finali.
Storditi sempre siamo da ritmi frenetici, le tavole sono sempre imbandite, le maschere sono spesso il nostro abbigliamento, esibiamo corpi tatuati, volti rimaneggiati, abiti improbabili, atteggiamenti improponibili, alcol, fumi droghe accompagnano le nostre giornate, licenziosità volgarità, il 'grasso' fanno parte del linguaggio, del modo, dell'essere che ci circonda, ce ne accorgiamo osservando i passanti, accendendo la televisione, viaggiando... gli esempi sono infiniti.
Non è così straordinario il Carnevale, solo più colore rumore, tutto un po' più sopra le righe, righe che già quasi sono sopra ai tetti.
E sia, viviamolo il nostro tempo, prendiamone il buono. Ma, dal giorno delle Ceneri alla Resurrezione non c'è Quaresima, se non per pochi osservanti.
Non va bene, perché senza voler entrare in questioni troppo. .. bigottone... la festa che non finisce, la risata che non si cheta, la dieta che mai inizia, il pensiero che mai arriva, il riposo che mai rigenera portano l'uomo ad essere fantoccio, maschera perenne di se stesso, inafferrabile ed inconsistente, drammaticamente inesistente.
Articolo e fotografia di Silvia Alberti
