DOMENICA 4 APRILE 2021

04.04.2021

Pasqua

Inizialmente festa di primavera, celebrazione della vita che rinasce dopo il gelo e il buio dell'inverno, la Pasqua ha assunto nel tempo diversi significati che sono andati sovrapponendosi: Pasqua - letteralmente: Passaggio - è anzitutto memoriale dell'uscita e della liberazione del popolo di Israele dalla prigionia in Egitto, sotto la guida di Mosè; è dunque la festa del passaggio dalla schiavitù alla libertà. In secondo luogo, con il cristianesimo, la Pasqua è divenuta memoriale della morte e della risurrezione di Gesù Cristo; e in questo senso è la festa del passaggio dalla morte alla vita. 

Ma tutti questi significati si compenetrano a vicenda, rischiarandosi reciprocamente: il senso più profondo della primavera e del ciclo della natura lo comprendiamo meglio se lo mettiamo in relazione con la nostra stessa vita, con le nostre morti e i nostri lutti che richiedono il coraggio di passare ad una nuova vita; e comprendiamo più a fondo il senso della rinascita se lo pensiamo come cammino di liberazione che - attraverso il deserto - ci condurrà, alla fine, alla Terra Promessa. Fare memoria di tutto questo non significa solo ricordare qualcosa che accade fuori di noi, nei cicli ricorrenti della natura, oppure che è accaduto qualche migliaio di anni fa. Nelle varie tradizioni religiose, fare memoria significa anche rendere in qualche modo presente ed efficace tutta la forza di quell'evento che celebriamo. 

Non è dunque un semplice ricordare, ma un presentificare l'evento, renderlo a noi contemporaneo, affinché possiamo attingerne tutta la forza sanante e liberatrice. Questo dunque significa celebrare ritualmente l'evento della Pasqua: siamo noi che, con la primavera, passiamo dal gelo dell'inverno al rifiorire di nuova vita; siamo noi che siamo interpellati e chiamati a liberarci, sotto la guida di Mosè, dalle nostre molteplici schiavitù per affrontare un cammino di libertà; siamo noi che, in Cristo, vinciamo la morte e ci apriamo alla Vita.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

(Gv 20,1-9)

È interessante il corale riferimento dei vangeli al femminile e ci fa pensare a come tutto l'essenziale dell'annuncio cristiano sia stato primariamente affidato alle donne. Fu Maria, la madre di Gesù, che accolse l'annuncio dell'angelo e il suo invito a riconoscere nel bimbo che portava in grembo un essere del tutto speciale: il "figlio di Dio". E proprio per averlo cresciuto con questa consapevolezza possiamo immaginare che Gesù diventò quello che è diventato. In termini molto laici e umani, Maria fu una madre "sufficientemente buona", riconobbe l'assoluta alterità e trascendenza del bimbo che aveva partorito, pur riconoscendone anche l'assoluta immanenza, essendo carne della sua carne e sangue del suo sangue. Ha semplicemente fatto quello che ogni madre dovrebbe fare. Fu grazie ad una donna così che Gesù divenne l'uomo che fu - come ben evidenziato dal bellissimo film di Guido Chiesa, "Io sono con te". In seguito, grazie all'incontro con la samaritana, Gesù intuisce che si può e si deve adorare Dio "in spirito e verità", non necessariamente in un luogo particolare, appartenente ad una specifica tradizione e dalla donna cananea, che lo supplica di potersi almeno nutrire delle briciole che cadono dalla tavola degli eletti, Gesù impara che tutti sono invitati al banchetto della Vita, anche gli stranieri. Dall'incontro con la donna adultera che stava per essere lapidata Gesù comprende a fondo la potenza della misericordia e del perdono del Dio vivente e, ora, l'annuncio più importante, quello della risurrezione, viene affidato proprio alle donne. Una cosa interessante se si pensa a quanto, proprio nel cristianesimo, l'impronta maschile abbia invece prevalso, relegando le donne e il femminile ad un ruolo decisamente marginale e secondario. D'altra parte, come abbiamo anche sentito nella lettura dei racconti della Passione nei giorni scorsi, furono solo le donne che riuscirono a seguire Gesù nella sua salita al Calvario, nella sua agonia e nella sua morte in croce; i discepoli maschi si dileguarono tutti, impauriti; anche lo stesso Pietro, che negò di conoscerlo per ben tre volte.

O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto. Egli è Dio, e Uomo, e vive e ama con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.  

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane

(Lc 24,13-35)

Il forestiero del nostro racconto accompagna passo dopo passo i due discepoli ad acquisire proprio uno sguardo 'altro': «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui». Nei due discepoli prende allora forma una timida speranza, una nostalgia: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Fino a che lo riconoscono: «Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero». Osserviamo attentamente: che cosa alla fine consente loro di "riconoscerlo"? Il semplice gesto di spezzare il pane e di condividerlo! Storicamente una allusione alle prime Eucarestie che i cristiani celebravano nelle loro case, ma il senso profondo è che è solo nell'amore e nel servizio alla vita che la vita riacquista un senso e si ritrovano le forze per riprendere il cammino. E in effetti è proprio quello che succede: quando i due iniziano a 'credere' anche loro nell'annuncio delle donne, e cioè che Gesù è risorto, lo straniero - reale e non reale - «sparisce dalla loro vista». Ma questa esperienza cambia loro la vita: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme»; ritrovano cioè la motivazione per ritornare a sperare, a credere nella vita, a servire la vita. Ebbene, è proprio questo che significa credere nella resurrezione. E quando questo avviene, anche nelle nostre vite, allora è davvero Pasqua.

Massimo Diana


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