FARE FESTA

03.12.2019

PENSIERO

Tempo di Natale, tempo di gioia: è l'ora di apprezzare la Sacralità della diversità, nonostante tutto.

La festa ci parla di un tempo "diverso", perché nonostante le apparenze il tempo non scorre sempre uguale. Sin dall'antichità i ritmi sociali hanno sottolineato la differenza qualitativa tra il tempo ordinario (il tempo profano, delle attività consuete) e un tempo straordinario (il tempo sacro, in cui vengono sospese le attività normali), con una cadenza su base tanto settimanale che annuale. Le società industrializzate hanno inventato il tempo libero, il quale si sovrappone in parte alla festa - come accade nel weekend - ma non è la stessa cosa. La festa, sia che venga vissuta in chiave religiosa o civile, è caratterizzata da elementi di valore e di contenuti comuni, accomunanti: la domenica, ad esempio, anche per chi non è credente o praticante Cristiano è uno spazio di tempo che si differenzia dagli altri giorni per i suoi ritmi e per gli usi del tempo che la contraddistinguono nel senso del riposo, dello svago, della relazionalità familiare. La festa continua a svolgere una funzione essenziale nella società contemporanea, anche se questa è in parte orientata dallo scenario di un funzionamento in continuo (24 ore al giorno 365 giorni all'anno) delle attività economiche, di servizio e di altro genere: gli stessi mezzi di comunicazione moderni ci proiettano verso una loro fruizione potenzialmente continuativa, come avviene con il computer e internet o la televisione, che funzionano senza soluzione di continuità attraverso i fusi orari del pianeta. Due capolavori della letteratura giovanile, Pinocchio e Il Piccolo principe, ci parlano di due modi alternativi di fare festa.Nel Piccolo principe la festa viene collegata al rito, - che come dice la volpe - è "ciò che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora diversa dalle altre ore". La volpe spiega al suo giovane interlocutore il rito del giovedì, che ha luogo nel villaggio dei cacciatori: "il giovedì i cacciatori ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e io non avrei mai vacanza" (A. de Saint-Exupéry, Il Piccolo principe, Bompiani 1965, capitolo XXI). Completamente diversa e l'idea che Pinocchio trasmette quando arriva nel paese dei balocchi, un luogo di delizie infantili dove non si va mai a scuola e si fa festa 365 giorni all'anno: ma, come recita il nostro adagio lombardo, l'è minga sempre festa. Il rischio di una festa senza limiti e quello di svuotare il senso della festa stessa: come sappiamo, nel caso di Pinocchio la conclusione per i frequentatori del paese dei balocchi è drammatica, dal momento che essi perderanno la loro condizione umana per assumere quella asinina. Nelle nostre società Il Natale è certamente la festa annuale più importante, anche per una serie di ragioni economiche e di consumo che non hanno attinenza al suo significato originario. Fino a molti anni fa non era difficile percepire il Natale con la sua aura di giorno speciale, anche per le tradizioni radicate nel mondo infantile come Il presepio, l'albero e i doni. E non era semplicemente un'atmosfera superficiale o illusoria, perché il Natale riusciva in qualche modo - mi sembra - a difendere un tempo sospeso, quasi inataccabile da tutto il resto. Era come una parentesi momentanea ma efficace, una tregua sulla quale vigeva un tacito consenso tra tutti. Temo che oggi non sia più così: la comunicazione istantanea e planetaria non si interrompe neppure il giorno di Natale, e ovviamente non ci trasmette solo notizie liete; al contrario, essa ci rende partecipi dell' inquietudine e della violenza del mondo, come in particolare quella che si esercita contro i fedeli come noi, in altre parti del globo. Così, mentre ci rechiamo alla Messa di mezzanotte ho disponiamo sotto l'albero i doni, il pensiero di chi non potrà trascorrere il 25 dicembre in modo sereno non ci lascia; e non riusciamo a dimenticare i cristiani che in Iraq o in altri paesi sono stati uccisi da terroristi mentre stavano celebrando quella stessa Eucarestia alla quale nel giorno di Natale noi parteciperemo cercando di essere lieti e senza nutrire alcun timore per la nostra sicurezza personale.

Articolo di Gianni Gasparini


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