GIOIA
PENSIERO

"C'è un dio al principio, se non alla fine, di ogni gioia", afferma E.M.Cioran; mi sento di sottoscrivere, intendendo la gioia un profondo, positivo moto interiore, che può farsi impetuoso, quasi violento come solo il dolore. Insieme, indissolubili, battono il tempo della nostra vita, segnano i passi e seguono i percorsi che facciamo incidendosi nei lineamenti fino a caratterizzarli, identificandoci tra "gli allegri" e "i tristi"; li viviamo in modi assolutamente personali e non sempre sono strettamente legati alle contingenze. Piccole e grandi, le gioie permangono più delle felicità, fiammate altissime adesso, cenere tra un attimo... si pregustano assaporano e meditano le gioie, distendono il volto, rasserenano l'animo, ristorano anche il corpo e non se ne cancella la memoria. Un lavoro ben fatto e riconosciuto tale, una relazione piena e pulita, l'attenzione messa nell'agire, la comunione di intenti con chi ci è a fianco, la maternità, l'essere guida e riferimento per i figli, tutte cose che indubbiamente costano fatiche e possono portare in sé anche dolori, ma certamente sono base solida per stati di gioia che sono energia per la continuazione. Dio, l'amore di Dio, Dio, che è amore e ama noi, ci dona questa grazia che talora sottovalutiamo o addirittura non vogliamo percepire, tesi nell'affanno costante verso un "di più" che è il troppo, l'esagerazione che finisce in nulla e genera frustrazione e sentimenti negativi. Manca poco a Natale, al giorno in cui la Salvezza si affaccia al mondo, e tradizione vuole sia festa e gioia, per l'ovunque, per tutti, e ben sappiamo quanto così non sia, a partire dai malumori che circolano in questi giorni in ognuna delle nostre case, case "normali", eppure... per arrivare in una spirale crescente, a situazioni che sembrano vieppiù negare tutto il bello e il buono del Natale e mettere in forse il concetto stesso di Salvezza, mostrando inferni in terra, inferni materiali e non, realtà in balia del buio e del male, della miseria e della paura, della solitudine e della malattia, un gran bello schiaffo alle luci, agli addobbi, al rosso dominante, alle tavole mai abbastanza imbandite; la poliedricità del reale, si chiama così? Ebbene allora, a maggior ragione, chi può, chi ne ha solo una scintilla, la faccia brillare questa gioia e la sparga, la moltiplichi, che contagi e serpeggi, e senza fare per forza i viziati indolenti annoiati, sciogliamo un Alleluia dal profondo del cuore e ringraziamo per la gioia che abita in noi, cerchiamola, la troviamo senza troppa fatica, e con essa impegniamoci ad addobbare i nostri giorni. Sempre.
Articolo di Silvia Alberti
