GIOVEDI 11 FEBBRAIO 2021

I bambini ritornarono a casa e il Buddha fece meditazione camminata. Sollevò l'abito per passare il fiume e seguì un sentiero che, dividendo due risaie, portava a uno stagno di loti che aveva caro. Sedette a contemplare gli splendidi fiori. Guardando gli steli, le foglie e i petali pensava alle fasi della crescita di un loto. Le radici erano sepolte nel fango. Alcuni steli restavano sotto la superficie dell'acqua mentre altri ne emergevano appena, con le foglie strettamente avvolte al gambo. C'erano boccioli ancora chiusi, altri che incominciavano a schiudersi, e fiori già in pieno sboccio. E c'erano capsule di semi da cui i petali erano tutti caduti. C'erano fiori bianchi, azzurri e rosa. Il Buddha rifletteva che le persone non sono diverse dai fiori di loto, ciascuno ha una predisposizione naturale
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).
Siddhartha è ormai un "uomo nuovo", un "Buddha", e la novità di vita che fluisce naturalmente dal Risveglio prende forma anzitutto attraverso tre semplici ma profondamente rivoluzionarie decisioni: la prima è quella di mettersi in aperto ascolto della Vita. Una 'postura' che permette alla Vita, in tutte le sue molteplici forme e bellezze, di fargli da maestro. Il Buddha fa meditazione camminata. Il Tempio è la Natura, lo spazio del Sacro diviene il Profano e il Quotidiano, il Libro Sacro diviene ciò che i nostri occhi vedono, le nostre orecchie odono, le nostre mani toccano, il nostro olfatto assapora... Il Buddha si lascia chiamare da uno stagno di loti. Si siede a contemplare gli splendidi fiori. E apprende una fondamentale lezione di vita: « Le persone non sono diverse dai fiori di loto, ciascuno ha una predisposizione naturale». Ciò che apprende non si trova scritto in nessun libro, non è stato insegnato da nessun maestro; semplicemente si trova già scritto, da sempre, nel meraviglioso libro della Vita e della Natura.

Inspirando, sento il mio respiro che entra nella pancia e nel petto.
Espirando, sento il mio respiro che fuoriesce dalla pancia e dal petto.
Inspirando, sono cosciente di tutto il mio corpo.
Espirando, sorrido a tutto il mio corpo.
Inspirando, sono cosciente dei dolori e delle tensioni nel mio corpo.
Espirando, rilascio tutti i dolori e le tensioni del mio corpo.
Inspirando, mi sento bene.
Espirando, mi sento a mio agio
(Thich Nhat Hanh)

Assaji praticava la via della mortificazione nel Parco dei Cervi. Un giorno, terminata la meditazione seduta, notò un monaco che di lontano veniva verso di lui. Quando fu più vicino, si avvide che non si trattava di altri che di Siddhartha e avvertì in fretta gli amici. Bhaddiya disse: "Siddhartha ha abbandonato la via. Si è nutrito di riso e di latte, e si è messo a chiacchierare con i bambini. Che delusione per noi! Ritengo che non dobbiamo neppure salutarlo". I cinque amici decisero di non recarsi al portale del parco per accoglierlo, e di non alzarsi in segno di saluto se fosse entrato. Ma le cose andarono diversamente. Quando infatti Siddhartha varcò il portale i cinque asceti furono così colpiti dal suo portamento raggiante che si ritrovarono in piedi senza accorgersene. Siddhartha sembrava circondato da un'aura di luce. Ogni suo passo rivelava una straordinaria forza spirituale. Lo sguardo penetrante fece svanire la decisione di ignorarlo.
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).
L'incontro di Siddhartha con suoi primi cinque compagni è intenso. Naturalmente deve anzitutto superare la profonda delusione dei suoi amici, che si sono sentiti ad un certo punto abbandonati e traditi dal loro compagno. Ma le cose vanno diversamente rispetto a quanto si aspettavano. Quando Siddhartha varca il portale i cinque asceti sono così colpiti dal suo portamento raggiante «che si ritrovano in piedi senza accorgersene». Vedono Siddhartha come circondato «da un'aura di luce» ed è impossibile ignorarlo. La persona che ha trovato la Pace irradia una luce e una forza che contagia, che oltrepassa le corazze dei nostri pensieri e delle nostre difese.
Massimo Diana
