GIOVEDI 14 GENNAIO 2021

Ma un giorno, meditando in un cimitero, Siddhartha comprese all'improvviso l'errore della via della mortificazione [...]. Capì che il corpo e la mente costituiscono un'unità inseparabile. La pace e il benessere del corpo sono intimamente connessi con la pace e il benessere della mente. Maltrattare il corpo significa maltrattare la mente
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).
Al cospetto della morte, Siddhartha ha un'improvvisa intuizione: comprende che «il corpo e la mente costituiscono un'unità inseparabile», e che dunque «la pace e il benessere del corpo sono intimamente connessi con la pace e il benessere della mente». Maltrattare il corpo significa, infatti, maltrattare la mente. Siamo una inscindibile unità psico-fisica; non abbiamo un corpo - strumento da sottoporre a rigida disciplina - ma siamo corpo! Una intuizione formidabile, oggi ormai una verità scientificamente comprovata. Ma quanti secoli, o millenni, ci sono voluti prima che una tale verità plasmasse le nostre visioni spirituali? Siddhartha allora decide di recuperare le forze e di usare la meditazione come nutrimento per il corpo e la mente. E compie un gesto forte per segnare questo passaggio: entra nel fiume per bagnarsi. Una sorta di Battesimo, che inaugura una nuova vita, una nuova era.

Voglio pronunciare un voto che sorpassa il mondo; voglio raggiungere il perfetto Risveglio. Fintanto che questo voto non sarà compiuto, prometto di non accettare il Risveglio della grande Compassione. Quando avrò raggiunto l'illuminazione, se il mio nome non attraverserà tutti i limiti risuonando ovunque, prometto di non accettare il Risveglio della grande Compassione. Abolendo le passioni, espandendomi nel vero pensiero, voglio avanzare silenziosamente nella pura saggezza, raggiungere il Risveglio perfetto. Allora una gran luce si diffonderà sulla vasta terra, allontanerà le tenebre, il suo splendore salverà la moltitudine che soffre.Dischiuderà l'occhio della conoscenza profonda, distruggerà l'oscurità dell'occhio tarlato, chiuderà le vie del male e aprirà quelle del bene.Se questo mio voto porta il suo frutto, l'universo intero si riempia di stupore, dal seno degli spazi gli dèi e gli uomini facciano piovere i preziosi e meravigliosi fiori.
(Sutra della Vita Infinita)

Ogni giorno praticava la meditazione camminata lungo la riva del fiume, e dedicava il resto del tempo alla meditazione seduta. La sera, si bagnava nelle acque del Neranjara. Smise di affidarsi alla tradizione e alle scritture, per cercare da solo la Via. Ritornò a se stesso per imparare dai propri successi e dai propri sbagli (Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).
Siddhartha si è ormai definitivamente affrancato da ogni dipendenza esterna, da ogni autorità eteronoma, foss'anche quella della Tradizione e delle Scritture, e diviene maestro a se stesso. Ora è l'esperienza stessa a insegnargli la Via e l'esperienza è sempre intessuta di successi ed errori. Questo passaggio compiuto da Siddhartha ci conduce in quella dimensione di libertà e di apertura universale che Panikkar chiamò "cristianìa" e che significa fare un passo oltre le dipendenze troppo strette dalle Istituzioni, dall'autorità intoccabile di Scritture e Tradizione. Naturalmente un passaggio di questo genere era per quei tempi assolutamente elitario ed eccezionale, unico. Un passaggio analogo compì Gesù Cristo nei confronti della tradizione ebraica, alla quale apparteneva. Ma oggi questo passaggio non è più così elitario. Sta contagiando positivamente, secondo uno spirito genuinamente laico, sempre più uomini e donne.
Massimo Diana
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