GIOVEDI 15 APRILE 2021

Il cuore del Buddha si riscaldava alle notizie della famiglia. Infine, Kaludayi domandò quando intendesse tornare a Kapilavatthu. "Ritornerò dopo la stagione delle piogge", rispose il Buddha [...]. Kaludayi passava i giorni assieme al Buddha e lo osservava con grande interesse. Era profondamente colpito dalla sua pace meravigliosa. Era evidente che il Buddha aveva raggiunto uno stato in cui non inseguiva più alcun desiderio. Era come un pesce libero di nuotare, come una nuvola che si muove tranquillamente nel cielo. Dimorava totalmente nel momento presente. Lo sguardo e il suo sorriso erano prova della meravigliosa libertà di cui godeva il suo spirito. Niente più al mondo lo incatenava, eppure nessuno aveva una comprensione e un amore per gli altri altrettanto immensi.
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)
Il Buddha può informarsi con emozione di come sta la sua famiglia, i suoi cari, fino a promettere che avrebbe fatto ritorno a casa, perché ha sciolto i legami di dipendenza e ha scelto la via della libertà e della maturità. Il Buddha ormai ama con un amore libero, senza attaccamento e possesso e Kaludayi se ne accorge subito. L'ultimo passo esprime perfettamente la condizione necessaria per intraprendere il cammino spirituale: essere liberi da legami e da legature mortifere, che non significa dimorare in un beato egoismo, nel disinteresse di quanto accade attorno a noi, ma è, al contrario, la via per poter accogliere fino in fondo, dentro di noi, il grido del mondo, e per portarvi conforto. Quanto più siamo distaccati e abbiamo sciolto i legami, tanto più sapremo amare e prenderci cura del nostro prossimo. Anche dei nostri cari, della nostra famiglia di origine, dei nostri legami di sangue.

Non inseguite il passato e non perdetevi nel futuro. Il passato non è più e il futuro non è ancora arrivato.
Guardando in profondità nella vita così com'è proprio qui e ora, il praticante dimora libero e saldo.
Applichiamoci oggi, aspettare domani sarà troppo tardi. La morte giunge di sorpresa, chi mai viene a patti con essa?
Il saggio chiama chi dimora in consapevolezza di notte e di giorno: 'colui che conosce la migliore delle solitudini'.
(Gatha sulla migliore delle solitudini)

Un pomeriggio Sariputta e Moggallana portarono dal Buddha un amico, l'asceta Dighanakha, che godeva della stessa notorietà di Sanjaya ed era zio di Sariputta. Venuto a sapere che il nipote era diventato discepolo del Buddha, provò curiosità di conoscerne l'insegnamento. "Gautama, qual è il tuo insegnamento? Quali dottrine insegni?", lo interrogò Dighanakha. "Quanto a me spregio ogni dottrina e ogni teoria, e non ne condivido nessuna". Sorridendo il Buddha chiese: "Condividi la tua propria dottrina di non seguirne nessuna? Credi nella tua dottrina che non crede alle dottrine?". Colto di sorpresa, Dighanakha rispose: "Gautama, che ci creda o non ci creda non ha alcuna importanza". "Credere in una dottrina" disse amichevolmente il Buddha, "significa perdere la libertà. Diventando dogmatici, si pensa che la propria dottrina sia l'unica giusta e si accusano le altre di eresia. Dalla ristrettezza di vedute nascono dispute e conflitti capaci di espandersi all'infinito, non solo sprecando tempo prezioso ma provocando a volte una guerra. L'attaccamento alle opinioni è il massimo ostacolo al sentiero spirituale. Legandoci a opinioni ristrette, ne veniamo irretiti a tal punto che chiudiamo la porta alla verità.
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)
L'asceta Dighanakha si presenta al Buddha per interrogarlo sul suo insegnamento, ma mettendo con cura prima le mani avanti, affermando di non aver alcuna fiducia nel valore di qualsivoglia dottrina. La risposta del Buddha possiede un valore senza confini e senza tempo: «Credere in una dottrina significa perdere la libertà. Diventando dogmatici, si pensa che la propria dottrina sia l'unica giusta e si accusano le altre di eresia. Dalla ristrettezza di vedute nascono dispute e conflitti... provocando a volte una guerra. L'attaccamento alle opinioni è il massimo ostacolo al sentiero spirituale». Parole verissime e ancora, purtroppo, molto attuali. Come diceva Pèguy, "gli psichismi rigidi sono in genere psichismi poveri". È la «ristrettezza di vedute» di cui parla il Buddha, che diviene spesso causa di dispute e conflitti che tendono ad espandersi senza fine. La "verità" è sempre solo da una parte - in genere la nostra - e dunque gli altri sono nel torto, nell'errore, e devono accettare la nostra verità, con le buone o con le cattive. Così va il mondo e non sembra che oggi le cose siano poi cambiate di molto. A volte l'attaccamento alla propria presunta "verità" può essere così forte e irrazionale da renderci sordi e ciechi di fronte a quanto la Vita ci sta dicendo.
Massimo Diana
