GIOVEDI 22 APRILE 2021

22.04.2021

Fatto sedere Rahula davanti a sé, il Buddha raccontò ai bambini una storia delle sue vite passate. "(...) Bambini, in quella vita e in molte vite future Megha e la ragazza vissero come marito e moglie. Ogni volta che il marito doveva partire per impegnarsi nel sentiero spirituale, la moglie lo assisteva in tutto ciò che poteva. Non tentò mai di ostacolarlo, e per questo motivo Megha provava nei suoi confronti una gratitudine infinita. Infine realizzò il voto e divenne lui stesso un illuminato, come Dipankara aveva predetto molte vite prima. Bambini, la ricchezza e la fama non sono le cose più preziose nella vita. Ricchezza e fama svaniscono rapidamente. Il bene maggiore è dato dalla comprensione e dall'amore. Se avrete comprensione e amore, conoscerete la felicità. Grazie alla comprensione e all'amore reciproco, Megha e la sua sposa conobbero la felicità durante molte vite. Con la comprensione e l'amore, potrete realizzare qualsiasi cosa". Yasodhara giunse le mani e si inchinò al Buddha, commossa fino alle lacrime. Sapeva che, narrando la storia ai bambini, il Buddha parlava a lei. Era il suo modo di ringraziarla. 

(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)

La storia che il Buddha offre ai bambini e alla principessa e moglie Yasodhara è un grande dono a lei e a tutti noi. Possiamo intenderla come la 'rielaborazione' che Siddhartha ha saputo costruire della sua storia, del suo matrimonio con Yasodhara, e di tutto quello che poi è accaduto. Tutti noi abbiamo bisogno di fare altrettanto con le nostre storie di vita. Abbiamo cioè bisogno di dare un senso a quello che ci accade o a quello che scegliamo di vivere. E possiamo sempre farlo, perché siamo 'animali simbolici', capaci di immaginare, anche nell'apparente casualità o assurdità degli eventi della vita, una trama di significato, che permette di cogliere un 'disegno' meraviglioso dietro a tutto ciò che abbiamo vissuto o stiamo vivendo.  

Non divagare, non divagare, metti in guardia la consapevolezza; Sulla strada della distrazione è in agguato Mara.

Mara è la mente, l'attaccamento a ciò che piace e a ciò che non piace, perciò guarda nell'essenza di questo incantesimo, libero dalla fissazione dualistica.

Comprendi che la tua mente è purezza primordiale non costruita; non c'è nessun Buddha in nessun luogo, guarda il tuo vero volto;

Non c'è nient'altro da cercare, riposa nel tuo luogo; la non-meditazione è la perfezione spontanea, quindi prenditi il trono reale. 

(Canto Vajra, Tibetano)

Giunti al monastero, il Buddha chiese a Nanda se volesse fermarsi una settimana per gustare la vita del bhikkhu. Nanda, che amava e rispettava il fratello maggiore, acconsentì. Inoltre, si sentiva sinceramente attratto dalla vita calma e serena dei bhikkhu. Alla fine della settimana, il Buddha gli domandò se desiderasse prendere l'ordinazione per qualche mese e praticare sotto la sua guida. Nanda lo desiderava. Il Buddha disse a Sariputta di dargli le istruzioni iniziali e di ordinarlo bhikkhu. Il periodo di ordinazione di Nanda era stato concertato in precedenza tra il Buddha e il re. Suddhodana aveva convenuto col Buddha che Nanda, benché fosse un ragazzo ben intenzionato, mancava della forza di carattere e della risolutezza richieste a un futuro monarca. Il Buddha aveva assicurato al padre di essere in grado di aiutare Nanda a sviluppare chiarezza e determinazione, e il re si era dichiarato d'accordo. Ma non era trascorso un mese che Nanda iniziò a struggersi per la promessa sposa, l'affascinante Janapada Kalyani. Cercò di nasconderlo, ma il Buddha ne colse lo stato d'animo e gli disse: "Se vuoi raggiungere lo scopo, devi prima superare l'attaccamento alle emozioni ordinarie. Impegna tutto il tuo essere nella pratica e disciplina la tua mente. Solo così diventerai una vera guida, capace di servire gli altri".

(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)

Non si può pretendere di guidare gli altri se prima non si è capaci di guidare se stessi. E la via per riuscire a farlo è una sola: pratica e disciplina. Dobbiamo allenarci, quotidianamente, a superare l'attaccamento alle passioni; imparare ad essere noi a dirigerle per non lasciarci dirigere da esse. Praticare la Via, aiuta a sviluppare «la comprensione e la compassione», e ciò consente di servire meglio il popolo.

Massimo Diana 


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