GIOVEDI 7 GENNAIO 2021

07.01.2021

Siddhartha attraversò il Gange e si spinse nel regno del Magadha, famoso per la perfezione dei suoi maestri spirituali. Era risoluto a trovare chi gli insegnasse a superare la nascita e la morte. Molti maestri spirituali vivevano in luoghi remoti sulle montagne o nelle foreste, e tutti Siddhartha cercò e visitò, senza badare a quante montagne e valli doveva valicare. Continuò la ricerca con il sole e la pioggia, un mese dopo l'altro 

(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha). 


Non è facile perseverare nella ricerca, ma è necessario. In questi momenti è facile lasciarsi vincere dallo scoraggiamento e dall'impazienza ma bisogna tener duro, non cedere. Le virtù che più servono, in queste situazioni, non sono la forza o l'intelligenza, ma solo tanta fiducia, nel senso di quella che Erikson definì "fiducia di base" e che consiste null'altro che in una sorta di positività indistruttibile nei confronti della vita. Ed è proprio ciò che non manca a Siddhartha: «la certezza di poter trovare la Via lo sospingeva nella ricerca». Siddhartha sa bene di aver intrapreso una via nuova, di stare percorrendo piste che nessuno prima di lui aveva ancora percorso. Sta aprendo la sua personale via nella foresta della vita. Non ha alcuna garanzia dell'esito del suo viaggio, eppure una radicata, intima, certezza lo spinge a proseguire. Dall'esterno può apparire follia, ed è così che appaiono perlopiù coloro che cercano di aprire strade nuove: dei folli. Ma dentro sanno che non possono fare altrimenti, che una forza tanto misteriosa quanto indomita li obbliga a proseguire.

Stamattina, appena sveglio, sorrido. Davanti a me ci sono ventiquattro nuove ore. 

M'impegno a vivere appieno ogni istante e a guardare ogni essere vivente con occhi compassionevoli.

(Thich Nhat Hanh) 

Siddhartha aveva raggiunto grandi ottenimenti con i due maestri reputati i migliori insegnanti di meditazione della regione, ma il problema di fondo della liberazione dalla sofferenza lo tormentava ancora. Comprese che molto difficilmente avrebbe potuto apprendere altro da tutti i sapienti maestri di meditazione del regno, e seppe che doveva cercare la chiave dell'illuminazione da solo 

(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).


Siddhartha comprende una cosa molto importante, una cosa che tutti i veri discepoli, prima o poi, comprendono e cioè che viene il momento in cui è necessario procedere anche oltre il maestro, che non è possibile rimanere discepoli a vita e seguire sempre strade già tracciate da altri. Viene il tempo in cui è necessario tracciarsi da sé la propria strada e fare i conti con una inevitabile solitudine. Nelle più disparate tradizioni spirituali questo è il momento del 'deserto'. Nel deserto si procede soli. Si è soli di fronte ai 'demoni'. Ma è questo il luogo per la rinascita, per quella seconda nascita che esige proprio l'opposto di quel caldo grembo protettivo che è invece necessario per la prima nascita.


Massimo Diana  


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