IL VERO ANTIDOTO PER IL COVID
CULTURA E SOCIETÀ

Il cardinale Matteo Zuppi suggerisce l'unico, vero antidoto al covid: la solidarietà di vicinato che tessa legami che uniscano. Non è possibile dirsi fedeli al Signore e mostrare disinteresse per gli altri.
Mentre il virus accelera il suo corso e dilaga la paura, il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi riporta l'attenzione all'insegnamento cristiano, al sostegno reciproco come unico vaccino: "Occorre ritrovare consapevolezza, anche in un momento come questo, dove siamo più stanchi, e soprattutto mettere in atto la solidarietà della porta accanto, che è il primo antidoto sociale".
Per ogni attimo che trascorre risulta sempre più difficile cogliere il senso di questa sfida epocale, che comporta come rischio maggiore il lasciarsi sopraffare dai problemi personali a discapito dei problemi del mondo. In ogni nucleo familiare, in ogni casa, albergano preoccupazioni, tensioni e difficoltà di ogni genere nell'affrontare una realtà tanto complessa che ci coglie tutti alla sprovvista. Chi ha più strumenti è chiamato a condividerli. A sbiadire i confini tra il "tu" e l' "io" e accogliere i desideri e i bisogni altrui senza ombre nel cuore. "Ama Dio e ama il tuo vicino: sono i due comandamenti che Gesù ha unito. Non è possibile dirsi fedeli al Signore e insieme mostrare disinteresse per gli altri. La prima cosa include necessariamente la seconda".
Questo virus ci offre di guardarci e riconoscerci nell'altro. Sarebbe dovuta bastare la nostra comune radice umana per stimarci figli di Dio e dunque fratelli, ma così non è stato e ora abbiamo l'opportunità di considerarci quantomeno familiari e amici nella difficoltà che stiamo attraversando, e sollevarci a vicenda. Talvolta un sorriso o un invito sono sufficienti.
Dovremmo considerare la porta accanto alla nostra come parte integrante ed essenziale di ciò che chiamiamo "casa" e meditare che ogni ritorno a casa sia un ritorno in prossimità di quella porta. Possiamo vederla oppure no, ma anche chi vi abita dietro, in qualche modo, è parte di un terreno condiviso. E' il prossimo nostro che Dio ci ha posto accanto. Ed è straordinario pensare che questo vicino condivida con noi, oltre alla matrice umana e alla partecipazione alla medesima prova, la stessa porzione di terra sulla quale ogni giorno apriamo gli occhi e la stessa porzione di cielo sotto la quale ogni giorno li richiudiamo. Questo ci rende più semplice amarlo e amare, a partire da lui, ogni prossimo che avremo la grazia di affiancare lungo la vita.
Magari per anni abbiamo vissuto senza neanche domandarci chi abitasse al piano di sopra, senza chiederci chi fosse quell'anziano che tornava a fatica col carrello della spesa o quella madre sola con tre figli. Troppo spesso non abbiamo voluto vedere, abbiamo finto di non sentire, nascondendoci dietro impegni improrogabili, dietro i ritmi incalzanti del nostro quotidiano. Ora abbiamo l'opportunità di domandarci cosa si nasconda dietro al velo del disinteresse e dell'egoismo, quale volto, quale nome, quale storia della quale poterci arricchire e alla quale donare un frammento di noi.
A volte è solo quando i confini della normalità si sfrangiano, lasciando entrare spifferi di incertezza e di pericolo, che il nostro seme divino viene richiamato alla luce, a testimoniare la virtù d'amore che unisce quando le forze più oscure tendono a disperdere.
Maria Sole Santi
