LA DIMENTICANZA DEL MONDO
DIBATTITI

L'individualismo esasperato, il riduzionismo, la crisi della politica sono tutte conseguenze di un fenomeno socio-culturale. Da combattere
La dimenticanza del mondo sta diventando la modalità prevalente del vivere e dell'essere "moderni". La coscienza dell'esistenza di un mondo è un dono del pensiero, non una conseguenza della vita. L'essere pensante si rende conto della grandezza e della complessità del mondo non perché riesce a vederlo o sentirlo ma perché riesci a pensarlo. La vita infatti, nonostante disponga di strumenti sensoriali che servono ad avere informazioni sul mondo, non riesce a riconoscerlo come tale perché il suo problema principale è sopravvivere e replicarsi, per cui tutto diventa strumento per questa finalità; Ma la relazione strumentale è quella meno adatta a farci conoscere le cose. L'essere pensante riesce ad individuare le cose fuori di sé e a coglierle nella loro realtà solo se non le riduce a strumento ma le vede sotto altri profili. Dunque ignorare il mondo è assolutamente normale perché ogni ente come la pietra o la cellula o il complesso di cellule che forma un albero, esprime il suo essere all'interno di un perimetro ontologico che serve proprio a ripararlo dal mondo. Solo nel l'ente che può avere consapevolezza e coscienza, nell'ente che può pensare, la dimenticanza del mondo da cosa normale diventa anomala e persino patologica. All'umanità moderna sta accadendo questo ed è importante cogliere le tappe di un simile processo riconoscendolo per quello che è: una spinta negativa verso il basso, verso una modalità del vivere che accompagnata dal dono impegnativo del pensiero. Vediamo allora di definire meglio questo aspetto e il rapporto con la modernità. Una forma di individualismo deteriore, che relega l'azione umana al solo essere che la compie, costituisce un elemento della modernità peraltro sufficientemente indagato. Si pensa esclusivamente in termini egocentrici e privati vedendo tutto ciò che ci circonda non come un mondo, un cosmo, un ordine ma come un semplice strumento per soddisfare i propri bisogni. La mancanza di rispetto per le cose per le persone deriva da questa modalità, da questo modo d'essere che nasce con l'avvento del moderno. Noi non distinguiamo, come fanno altri, tra moderno e post-moderno, ma pensiamo semplicemente che le più virtuose aberrazioni del postmodernismo altro non siano che le conseguenze di aspetti della modernità e in particolare del fiume individualistico che scorre da tempo e sfocia nell'attuale clima post-moderno che caratterizza la nostra epoca. Ma cosa è successo in realtà? Credo che la dinamica moderna, partita alcuni secoli fa, abbia determinato una società costituita dalle forme e ambiti che si sono ingigantiti rispetto alle epoche precedenti. L'individuo non è stato periferizzato solo dal copernicanesimo ma anche dalla modernità. Di solito gli studiosi sottovalutano questo impatto della quantità che ritengono "formale" e vanno alla ricerca di "contenuti" particolari. Eppure la semplice dimensione delle istituzioni moderne ha effetti grandi molteplici che vanno in direzione della modalità riduzionistica e localistica che la cultura ha favorito dal Rinascimento ad oggi. L'individuo non tenta neppure di cogliere ciò che ritiene fuori dalla sua portata, ne si è visto alcun orientamento culturale che sia andato in direzione del complessivo; questo è il riduzionismo, forse effetto o forse causa dell'individualismo ma adesso logicamente collegato. Tra le numerose fondi dell'individualismo c'è dunque il rapporto con le quantità che la cultura non ha colto; questo rapporto ha favorito la sistematica riduzione del complessivo al particolare. Il riduzionismo, come fenomeno, è stato abbastanza descritto e stigmatizzato anche se non è chiarissima la sua genesi. Noi qui lo utilizziamo come ingrediente o condizione per spiegare il fenomeno dell'oblio del mondo. Dimenticarsi del mondo significa abbandonarsi al flusso autoreferenziale che pone un io catatonico che considera tutto il mondo circostante come puro strumento per i suoi bisogni. Questo "io" vive gioie e frustrazioni ma non riesce mai a crescere perché proprio la dinamica iper-individualistica che gli fa ignorare il mondo lo rende e lo lascia piccolo, minimo come direbbe Cristoforo Lasch. Risulta chiaro infatti che l'io cresce solo nella comunità, attraverso la relazione con gli altri e l'assunzione dei problemi che sono anche la fonte dei valori che l'umanità ha concepito lungo il suo cammino. Di fronte ad istituzioni immense e ad immesse burocrazie, l'individuo reagisce con una chiusura esistenziale che lo porta all'indifferenza e al disimpiego civile. Tutto il mondo viene dimenticato all'infuori di una sezione percettiva corrispondente al proprio privato. Nella società contemporanea la tendenza a riduzionistica consentita da una tecnica la cui essenza è quella di fornire strumenti, conduce alla sparizione del complessivo e quindi il fenomeno che stiamo definendo come "dimenticanza del mondo" viene potenziato dal grande meccanismo mediatico che proponi all'individuo modelli di vita che non vanno mai in direzione del complessivo. La capacità di vedere le cose come parti interagenti di un sistema è persa. Non c'è cultura o arte che prepari allo sguardo sistemitico in cui si sostanzia il grande sistema-mondo che pur esiste davanti a noi come sistema-società o come sistema-cosmo. Lo stesso concetto di sistema non viene considerato nei primi secoli della modernità ed emerge solo nel ventesimo secolo senza però imporsi. Non ci dobbiamo meravigliare se uno corollario di questa tendenza è la gravissima crisi della politica che è l'aspetto più preoccupante della dimenticanza del mondo. La politica infatti è attenzione al complessivo, sguardo al sistema. Se gli individui sono portati a ritenere che la loro azione debba svolgersi soltanto dentro la nicchia nella quale sono stati gettati, allora è persa la capacità di pensare politicamente ed è persa anche per l'intera società. Se si confonde uno sguardo complessivo, che è necessario e financo vitale per l'umanità futura, con una meta-narrazione metafisica come fanno i vari Foucault, Lyotard, Derrida è una schiera immensa di seguaci, allora sono persi i riferimenti culturali che potrebbero mantenerci dentro il mondo. Ne siamo fuori perché ci siamo separati da esso e abbiamo dimenticato che esiste. È quello che sta avvenendo. La crisi della politica è una crisi epocale e congruente con la cultura che sia determinata. Infatti se l'attenzione per la politica viene lasciata sola ad alcuni che formano formano "ceto" è inesorabile che la riflessione politica si perda perché non si può pensare il generale con uno strumento intrinsecamente particolare come un "ceto". Ovunque si cristallizzi un ceto politico la società deve pagare un prezzo altissimo. Un terribile ritardo della politica ha accompagnato la sequenza, tutta moderna, che professionalizzava la politica e le istituzioni. Le conseguenze di questo ritardo sono già codificate e descritte nei libri di storia: sono le aberrazioni del XXI secolo, sono i genocidi più assurdi della storia. Dimenticare il mondo e la sua realtà significa trovarsi di colpo di fronte ad eventi imprevisti che scoppiano davanti a noi con immane potenza. Dimenticare il mondo significa consegnarsi totalmente al destino. La grave crisi contemporanea delle istituzioni politiche che percorre tutto il molto ha dunque una chiara base culturale; il pensiero politico infatti non ha recepito questo dato è ha lasciato le istituzioni nelle mani di grumi sociali (ceti politici, lobby finanziaria, complessi militari-industriali) che per struttura e per sistema non possono pensare politicamente. Possiamo vedere questo aspetto nella modalità molto diffusa mediante la quale, e senza vergognarsi per nulla, le singole persone dicono: "non mi occupo di politica". Evidentemente dicendo e facendo questo suppongo o rendono implicito che altri lo debbano fare quindi teorizzano la patologia socio-politica di cui abbiamo detto, nella quale non a tutti, ma solo ad alcuni (un ceto)i è demandato il compito di prendere decisioni. È facile mostrare che questo disinteresse sul quale si fonda la delega più deresponsabilizzante sta degradando la società perché impedisce l'esercizio della pratica democratica del controllo. La società contemporanea estremo bisogno del controllo perché dotata di strumenti tecnologici sofisticati e potenti. Il controllo si esercita sugli ambiti complessivi cioè emergenti nell'ambiente sociale ma, ancora di più, il controllo si esercita se si riconosce l'esistenza di un mondo fuori di noi che segue il suo divenire. Non sarà facile mostrare le aberrazioni sociali che si stanno producendo attraverso questo approccio, non ci sono strumenti adeguati per farlo e la stessa presa di coscienza che si manifesta a volte denunciando confusamente la "caduta dei valori" non chiarisce sufficientemente e non ha strumenti per poter reagire. È lampante mostrare come nel periodo medio l'aumento degli strumenti tecnologici attualmente in fase di realizzazione doterà le varie istituzioni di un potere senza precedenti. Occorrerà prevedere queste cose che si stanno compiendo prima che esse si presentino a noi come uragani. In altre parole recupero dell'azione politica nella tarda modernità, che fa tutt'uno con il ritorno del mondo entro il nostro orizzonte, diventa la priorità storica della cultura. Mai come oggi disastri morali sono convergenti con i disastri storici. Recuperare il mondo non è dunque solo un imperativo etico, per il quale tu conosci l'altro è inizia a rispettarlo, è anche uno strumento di salvezza di fronte alle imminenti, difficili sfide del XXI secolo.
Articolo di Pino Polistena
