LUNEDÌ 1 FEBBRAIO 2021

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare: erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
(Mc 5,1-20)
La sequenza della mandria dei porci racconta un'abissale verità: i demoni non si possono definitivamente eliminare. O li integriamo nella nostra personalità cosciente, che quindi diviene più ampia, completa e non certo perfetta, rendendoli, in un certo qual modo, più docili, o addirittura utili nella misura in cui impariamo a sfruttarne in positivo e in modo costruttivo tutta la loro indomabile forza, oppure la loro sorte è quella di essere espulsi dall'abisso del nostro intimo per riversarsi nell'ambiente che ci circonda infestandolo e contaminandolo.

La luce divina appare nella notte divina, notte che sopraggiunge al tramonto delle luci terrene. Nella luce divina il chiarore terreno si oscura, la grandezza rimpicciolisce, l'umano si deifica, l'ignoto diviene più conosciuto.
La luce divina è amore della conoscenza celeste, la notte divina è l'incomprensibilità della conoscenza celeste, fissando in essa lo sguardo Dio si rivela.
Lo smorzamento delle luci sensibili e mentali, manifesta l'incomprensibilità della conoscenza celeste. Nella tenebra divina la conoscenza mentale si offusca, nel rapimento divino la parola vocale e mentale si affievolisce nella semplicità del Verbo eterno.
Nel Verbo eterno l'uomo raggiunge la deificazione, in Esso la ragione naturale si attenua per rapimento sensitivo, come somma ignoranza in una conoscenza più vasta.
(Scoto Eriugena)

Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di cambiare il modello di sviluppo globale [...]. Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell'ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso.
(Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune)
La radicalità senza mezze misure o insidiosi compromessi che papa Francesco indica emerge in tutta la sua limpida forza nel testo che abbiamo appena letto: affinché impariamo ad immaginare nuovi modelli di progresso dobbiamo «cambiare il modello di sviluppo globale». È il modello stesso che va ripensato; non si tratta di fare qua e là qualche aggiustamento: «non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria»: le regole della finanza e della massimizzazione del profitto non vanno per nulla d'accordo con le esigenze dell'ambiente e degli esseri viventi che lo abitano. In questo senso, «le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro», e dunque, tanto semplicemente quanto radicalmente, si tratta di ridefinire il progresso stesso, abbandonando una volta per tutte il paradigma folle della "crescita" indefinita.
Massimo Diana
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