LUNEDÌ 22 GENNAIO 2021

22.02.2021

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (...) Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato". E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

(Mt 25,31-46)

Sulla nota pagina di Matteo del cosiddetto "giudizio finale" sono state scritte molte cose. Mi piace sottolinearne una in particolare: l'assoluta laicità e universalità delle parole di Gesù. Il 'giudizio' non sarà su nulla di 'religioso'. Non saranno il proprio credo o la propria appartenenza religiosa, le pratiche religiose o di culto a fare la differenza, ma molto più semplicemente il nostro atteggiamento verso il 'prossimo', la nostra disponibilità ad accoglierlo e ad amarlo.

Convertici a te, o Padre, nostra salvezza, e formaci alla scuola della tua sapienza, perché l'impegno quaresimale lasci una traccia profonda nella nostra vita. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio, che è Dio e Uomo, e vive e ama con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. 

Amen. 

Un terzo aspetto dell'archetipo monacale mi sembra ancora scottante e importante. In altri passi l'ho definito ecumenismo ecumenico [...]. La dimensione monastica è un fenomeno religioso e umano primordiale e, per tanto, anteriore rispetto alle divisioni tra le confessioni religiose e le classi particolari. In quanto monaci, il giainista e il cristiano si possono capire, sebbene ognuno parli il proprio linguaggio. Ma per questo si devono conoscere, e non ci può essere conoscenza profonda senza rapporto personale. Ciò fa riferimento a un tratto caratteristico del monachesimo occidentale: l'ospitalità.

(Raimon Panikkar, Beata semplicità. La sfida di scoprirsi monaco)

La dimensione monastica è un fenomeno religioso e umano primordiale - scrive Panikkar - e pertanto anteriore rispetto alle divisioni fra le confessioni religiose. «In quanto monaci, il giainista e il cristiano si possono capire, sebbene ognuno parli il proprio linguaggio». La verità e l'universalità dell'archetipo precede le divisioni culturali e religiose, che sono successive. Una esigenza, quella di un ecumenismo ecumenico, connessa allo spirito dei tempi, al tempo che stiamo vivendo e alle sue inarrestabili e inevitabili mutazioni nella direzione di una comunità mondiale. O riusciremo a costruire su tutto l'ecumene un'unica comunità, capace di ospitare le diversità come ricchezza e risorsa, oppure il rischio di contrapposizioni che potranno anche essere fatali è tutt'altro che irrealistico. La sfida (spirituale) consiste, in sintesi, nell'imparare ad 'ospitare' la differenza che l'altro è.

Massimo Diana


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