LUNEDI 29 MARZO 2021

Holi è la grande festa induista che segna il passaggio dall'inverno all'estate attraverso la primavera. Chiamata anche Festival dei colori, è festa di gioia, tra le più popolari dell'India. È anche la festa del calore e del colore, che porta la pioggia e quindi la vita. In India si bruciano legnetti e altro per significare la vittoria del bene sul male. Il passaggio dall'inverno alla primavera e il fuoco come simbolo di rinnovamento, assumono un valore che va aldilà del contenuto religioso in sé. La vita stessa è contrassegnata da passaggi significativi che sono in sintonia con i cicli della natura (ad esempio il succedersi delle stagioni) e da momenti di "morte" sulle cui ceneri si costruisce una fase nuova (ad esempio i cambiamenti in natura sottoforma di catastrofi naturali).

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù (Gv 12,1-11).Siamo nella settimana di Pasqua e la lettura di oggi ci accompagna con delicatezza dentro il mistero della morte e della resurrezione di Cristo, il cuore di tutta la fede cristiana. Il passo evangelico, ambientato proprio «sei giorni prima della Pasqua», ci presenta Gesù a Betania, con l'amico Lazzaro, «che egli aveva risuscitato dai morti» e le sue due sorelle, Marta e Maria. Preparano per lui una cena; Marta, secondo il suo stile, serve; mentre Maria, cosparge i piedi di Gesù con «trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso» per poi asciugarli con i suoi capelli. Maria ha familiarità con i 'piedi' di Gesù, amando mettersi proprio ai suoi piedi, in ascolto. E in questa scena compie inconsapevolmente un gesto profetico, preannunciando quello che di lì a poco, tra meno di una settimana, avrebbe dovuto rifare. Anche se non più su una persona viva, ma su un cadavere, che stava per essere deposto in un sepolcro.

Signore è l'alba. Fa' che io vada incontro nella pace a tutto ciò che mi porterà questo giorno.Fa' che io mi consegni totalmente alla tua santa volontà. Donami in ogni momento la tua luce e la tua forza.Qualunque notizia io riceva oggi, insegnami ad accettarla nella quiete e nella fede salda che nulla può accadere se tu non lo permetti.In ogni mia azione e parola dirigi i miei pensieri e i miei sentimenti. In tutti gli eventi inattesi, non farmi dimenticare che ogni cosa proviene da te!
(Uno starec del Monastero di Optina)

Qui si rivela la conseguenza della nostra distinzione tra il monaco come archetipo, cioè il monaco come paradigma di vita religiosa, in contrasto con l'archetipo del monaco, cioè l'archetipo umano impersonato dai monaci, ma che oggi può essere sperimentato e vissuto anche in modi diversi. Tutti noi conosciamo non solo la Regola del Maestro, ma anche i vari maestri delle venerabili tradizioni monastiche dell'Occidente e dell'Oriente; ma chi sono i discepoli? Chi è il discepolo che scrive questi Canoni? Chi è il monaco moderno del quale ci accingiamo a parlare? L'autore del Canone del Discepolo è altrettanto anonimo quanto l'autore della Regola del Maestro. Il nuovo monaco è rappresentato dalla giovane generazione che entra nelle istituzioni monastiche tradizionali ma che porta con sé, talvolta suo malgrado, lo spirito della secolarità. Il nuovo monaco è inoltre rappresentato da tutti coloro che non si sognano nemmeno di entrare in strutture tradizionali, ma che, nonostante questo, sono attratti da una vita che potrebbe essere ben definita monastica.
(Raimon Panikkar, Beata semplicità. La sfida di scoprirsi monaco)
L'archetipo del monaco non è monopolio delle tradizioni monastiche, ma è un patrimonio umano che provoca e sfida continuamente a immaginare nuove modalità per incarnarlo, pena il suo isterilirsi. Chi è, dunque, il monaco moderno? Ecco la domanda fondamentale per un cammino spirituale come percorso individuativo che possa parlare a tutti, oggi. Chiara la risposta di Panikkar: è «la giovane generazione che entra nelle istituzioni monastiche tradizionali ma che porta con sé, talvolta suo malgrado, lo spirito della secolarità»; sono «tutti coloro che non si sognano nemmeno di entrare in strutture tradizionali, ma che, nonostante questo, sono attirati da una vita che potrebbe ben essere definita monastica». Insomma, il nuovo monaco è un essere anonimo che si fa portavoce delle aspirazioni di molti, compresi i colleghi più anziani: «il nuovo monaco è un ideale, un'aspirazione che vive nelle menti e nei cuori della nostra generazione». Panikkar dice di averlo trovato tra i poveri e tra i ricchi, in Oriente e in Occidente, tra i cosiddetti credenti e anche tra quelli che vengono chiamati non credenti; tanto tra gli uomini che tra le donne, attivo nell'ambito sia di istituzioni secolari sia di strutture religiose... «il suo nome è legione, il suo soprannome è insoddisfazione dello status quo». Il monaco è sempre stato ed è ancora, nell'ambito di tutte le tradizioni, «un segno di contraddizione».
Massimo Diana
