LUNEDÌ 4 GENNAIO 2021

Questa è l'età dello Spirito di cui parlava Gioacchino da Fiore, l'età della libertà e della maturità, in cui è stata a tutti donata la possibilità di riconoscersi "figlio di Dio", e dunque al di là del peccato. Una consapevolezza che, tuttavia, esige anche esercizio, disponibilità a comportarsi coerentemente a questa nuova identità che ci è stata donata. Questo significa «purificare se stessi», e il quotidiano esercizio che facciamo - anche attraverso l'uso di questo Breviario universale - va in questa direzione: nella direzione di essere e di vivere quello che siamo «realmente» e «fin d'ora»: figli di Dio!

La mia anima è libera dalla paura, non trema in mezzo alle tempeste del mondo.
Vedo brillare le luci del cielo, la fede luminosa mi sostiene. O Dio presente nel mio cuore, onnipotente e immenso Dio!
Vita che trovi pace in me, come io trovo in Te la forza, o Vita senza fine!
Inutili sono le mille opinioni dei cuori, indicibilmente inutili. Deboli come erba appassita, o sterile schiuma dell'immenso mare.
Inutili per creare il dubbio in un essere, che è attaccato alla tua immensità, ancorato sulla ferma roccia dell'immortalità.
Con amore instancabile, il tuo Spirito dà vita agli anni eterni. Penetra e nutre l'universo, cambia, sostiene, dissolve, crea e porta tutto a compimento.
Se l'uomo e la terra più non fossero, i soli e gli universi più non esistessero; se tu ritornassi nella solitudine originaria, tutta l'esistenza in te ancora sussisterebbe.
La morte non ha posto vicino a Te, né forza che ti possa annullare. Tu sei, Tu sei l'Essere e lo Spirito, Tu sei e non potrai mai non essere.
(Emily Brontë)

Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data. Ciò consente di rispondere a un'accusa lanciata contro il pensiero ebraico-cristiano: è stato detto che, a partire dal racconto della Genesi che invita a soggiogare la terra (Gen 1,28), verrebbe favorito lo sfruttamento selvaggio della natura presentando un'immagine dell'essere umano come dominatore e distruttore. Questa non è una corretta interpretazione della Bibbia come la intende la Chiesa. È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (Gen 2,15).
(Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune)
«Noi non siamo Dio - ricorda Francesco - e dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature». Noi umani, piuttosto, siamo stati invitati a «coltivare e custodire», cioè a proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare il giardino del mondo. E ciò implica «una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura».
Massimo Diana
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