MARTEDI 2 FEBBRAIO 2021

Presentazione di Gesù al tempio Questa festa cristiana ha una lunga storia. La sua origine è a Gerusalemme, dove è attestata a partire dal IV secolo. Dopo essersi diffusa in Siria, nel VI secolo, assunse a Costantinopoli il nome di "Incontro" (in greco, Hypapantè).
In occidente, nella seconda metà del VI secolo, viene celebrata quaranta giorni dopo la nascita del Signore, cioè, appunto, il 2 febbraio. Verso il 750, in Gallia, assume il nome, rimasto fino al 1969, di "Purificazione della Beata vergine Maria". A Roma, dove la messa veniva celebrata all'alba, il papa Sergio I (687-701) la fece precedere da una processione nella quale ognuno teneva in mano un cero: di qui il nome popolare di "Candelora". Con il suo nome attuale di "Presentazione di Gesù al tempio", questa festa ritrova la sua originaria natura di celebrazione legata al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio.

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
(Lc 2,22-32)
Nella tradizione cristiana la preghiera che conclude la giornata - la cosiddetta Compieta - racchiude, come una preziosa perla, le commoventi parole pronunciate dall'anziano Simeone quando accolse tra le sue braccia il bambinello che, come prescritto dalla Legge di Mosè, fu presentato al Signore, quaranta giorni dopo la sua nascita. Simeone viene descritto come un uomo «giusto e pio», che attende con fiducia quanto lo Spirito gli aveva interiormente ispirato, e cioè che «non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore». Quello stesso Spirito, lo condusse, quel giorno, al tempio di Gerusalemme e lo spinse ad accogliere tra le braccia quel piccolo e comune bambino, che due semplici e comuni genitori vi avevano portato «per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo».

Le qualità dell'anima non alimentate dalla preghiera, sono alberi privi di terra. Il Signore pregava nella solitudine dei monti, solo, lontano dai discepoli.
Il cristiano è uomo di preghiera, Cristo è per lui il padre, la madre, i fratelli e i figli. Quando amerà unicamente Cristo, amerà tutte le creature.
Gli uomini pensano di amare prima gli uomini poi Dio, solo nell'amore di Dio incontriamo il prossimo, e i nemici come creature divine.
La prima forma dell'amore di Dio è la preghiera, è la preghiera che rende gli uomini degni del Vangelo e di Cristo.
Non basta pregare, dobbiamo morire ogni giorno per Cristo, questa morte è la vita del cristiano. Senza la preghiera non si può amare Cristo, prega e dalla preghiera nascerà in te l'amore di Dio.
Prega nel bosco, prega guidando l'aratro, prega nei campi, prega scavando i fossati, prega silenziosamente e nessuno ti veda.
(Archimandrita Spiridon)

Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l'umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un'origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione.
(Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune)
Nell'ultimo capitolo della sua enciclica, Francesco si propone di offrire alcune indicazioni concrete e piste di lavoro per quella "educazione ecologica" che è oggi un vero e proprio compito spirituale, urgente e di primaria importanza. È prima di tutto l'umanità stessa «che ha bisogno di cambiare», e di acquisire quella coscienza «di un'origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti» che oggi, purtroppo, ancora manca. Manca cioè la «consapevolezza di base» per cui siamo tutti, tutti quanti, a prescindere dal colore della pelle, dalle credenze religiose, dalle appartenenze culturali, fratelli e sorelle in umanità, e che condividiamo il diritto alla vita con tutte le altre creature che abitano il Pianeta. Guadagnare una tale «consapevolezza di base», costituisce oggi «una grande sfida culturale, spirituale e educativa», ed è ciò che permetterebbe «lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita».
Massimo Diana
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