MARTEDI 2 MARZO 2021

02.03.2021

Città sulla collina, / più oltre terre a maggese. / Un campo incolto / è il segreto della fertilità.In città scorgiamo milioni di vite simboleggiate dalle finestre, dalle porte e dai molti piani degli edifici. I trionfi della civiltà possono essere entusiasmanti. Ma per quanto i seguaci del Tao apprezzino la città, sentono il bisogno di ritirarsi in mezzo alla natura. In campagna trovano il nutrimento della libertà, hanno nuove occasioni di vita e riescono a muoversi senza i vincoli imposti dalla società. In passato i pionieri scorsero le grandi praterie e subito sognarono di dominare la natura con le gloriose imprese dell'uomo. Oggi sappiamo che le cose funzionano diversamente: che proteggere e conservare l'ambiente naturale è essenziale alla nostra stessa sopravvivenza. Dovremmo concederci la possibilità di vivere come campi incolti. Se non riusciamo ad abbandonare la città, cerchiamo almeno di ritagliarci ogni giorno un piccolo spazio di calma per ritirarci in noi stessi. Se invece abbiamo la possibilità di passeggiare nei prati o sulle colline, tanto meglio. Ma nessuno di noi può mantenersi fertile senza rinnovamento.

(Deng Ming-Dao, Il Tao per un anno)

«Un campo incolto è il segreto della fertilità»: parole molto semplici, ma nel contempo assolutamente profonde. Per quanto i seguaci del Tao apprezzino le città, sentono il bisogno di ritirarsi in mezzo alla natura. La vita in città ha un che di innaturale, di artificiale; allontana dai ritmi lenti e vitali della natura, perché diviene difficile distinguere il giorno dalla notte, l'inverno dall'estate. La città non dorme di notte e d'inverno non va in letargo. È invece a contatto della natura che possiamo trovare un nutrimento alla libertà, avere nuove occasioni di vita e riuscire a muoverci senza i vincoli imposti dalla società. E dunque, nei limiti del possibile, dovremmo concederci la possibilità di vivere come campi incolti, semplicemente perché il «campo incolto è il segreto della fertilità». È un suggerimento spirituale molto saggio... peccato che spesso lo si comprende solo molto avanti nel tempo della vita.

Venera anzitutto le immortali potenze divine, secondo la loro dignità, osserva il giuramento di seguire la loro via. 

Onora i radiosi eroi che hanno superato l'umana condizione, abbi rapporti di armonia con le potenze dell'inconscio.

Onora i genitori, e chi per sangue ti è più vicino. Diventa amico di chi è migliore per nobile umanità, imitalo nel calmo parlare, nell'azione utile.

Non inquietarti per le debolezze umane dell'amico, non dipendono dal suo potere ma da necessità esterne.

Aiuta chi è oberato a portare il suo peso, non a scrollarselo di dosso.

Queste cose impara, domina invece queste altre: il ventre anzitutto e il sonno, il sesso, la collera.

Non compiere cosa turpe né davanti ad altri né a te stesso, soprattutto rispetta te stesso.

Con le opere e la parola dà a ciascuno ciò che gli spetta, conformemente alla sua vera natura.

(Pitagora) 

A che scopo cercare? Non c'è mai stato un tempo in cui il bue sia andato smarrito. Accadde tuttavia che il pastore si volse via da se stesso: il suo bue gli divenne allora estraneo e si perse infine in una polverosa lontananza. I monti di casa si fanno sempre più lontani. D'improvviso il pastore si ritrova in un groviglio di strade che non portano da nessuna parte. Brama di guadagno e paura della perdita si accendono come fuoco che divampa, e le opinioni su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato si sollevano l'una contro l'altra come punte di lancia nel campo di battaglia.

(Vuoto/Pieno. Il bue e il suo pastore. Una storia zen dall'antica Cina, a cura di V. Tamaro)

Come detto la scorsa settimana, questo meraviglioso testo Zen che da oggi iniziamo a leggere e a commentare ci aiuta ad esemplificare le 'tappe' di un cammino spirituale. Tutto inizia da una 'esperienza': l'esperienza del numinoso. Ogni cammino spirituale inizia con l'irrompere di 'altro' rispetto all'ordinario. Può essere una esperienza di trasparenza e di bellezza, ma anche una esperienza di lacerazione e di dolore. In effetti il numinoso da un lato affascina, dall'altro lato inquieta e fa paura, mette in crisi. Nella via dello Zen sono indispensabili le seguenti tre condizioni: la 'grande fede', il 'grande dubbio' e il 'grande coraggio'. La «ricerca del bue» di cui parla il nostro testo non indica null'altro se non la fondamentale, autentica, determinazione del pastore. Una determinazione che non è che lo schiudersi di un'unica volontà diretta verso una meta suprema. Aprendosi a questa volontà risoluta, il pastore si mette in cerca della sua vera natura, ma all'inizio, come è ovvio, senza avere ancora una precisa direzione da seguire. Il paradosso è che il bue, che ognuno alberga già in sé, non è mai andato smarrito, e dunque non è affatto necessario mettersi alla sua ricerca! Si tratta di ritornare semplicemente a se stessi: in questo consiste il risveglio. Ma perlopiù accade che ci si volge via da se stessi e quindi ci si allontana da questo risveglio.

Massimo Diana  


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