MARTEDI 29 DICEMBRE 2020

29.12.2020

Il mattino seguente Siddhartha si recò dal padre: "Mio reale padre, supplico il tuo permesso di lasciare il palazzo e diventare monaco per cercare la via dell'illuminazione". Il re trasalì. (...) "Padre, un giorno sul trono sarebbe come un giorno sui carboni ardenti. Se il mio cuore non è in pace, come posso meritarmi la fiducia tua e del popolo? Ho visto la rapidità del tempo, e so che la giovinezza non è diversa. Ti supplico, concedimi il tuo permesso" (Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).
È questo un momento decisivo nella vita del giovane principe, ma momenti di questo tipo si ripetono continuamente, anche per ciascuno di noi. Nel fluire regolare dei giorni e degli anni, accadono momenti che sono di altro tipo rispetto al kronos, al fluire meccanico del tempo; sono kairoi, attimi speciali, che richiedono una presa di posizione. In questi momenti speciali sappiamo intimamente e profondamente che non è possibile tergiversare: si tratta di de-cidere, e decidere è sempre anche un doloroso re-cidere; scegliere una cosa significa simultaneamente sacrificarne infinite altre. Siddhartha capisce che per lui è giunto il momento di una decisione; è il suo kairos, e non si sottrae. Nulla può più trattenerlo.

O Luce infinita, o Luce incomprensibile, pura, calma, dolce e consolante. Desideriamo rimanere presso di te. Follemente durante le esistenze senza numero, abbiamo rinnovato il karma che ci legava alla terra. Oh, finalmente guardaci, o dolce Luce, affinché non più perdiamo la saggezza del cuore! Nessun ostacolo impedisca agli esseri di rinascere nella pace e nella felicità vicino a te. Ti veneriamo con tutto il cuore in perfetta fiducia.

(Preghiera amidista)

Siddhartha estrasse dalla sella una spada e, afferrandosi con la mano sinistra i lunghi capelli, li tagliò con la destra. Channa smontò, e Siddhartha gli tese i capelli e la spada. In ultimo si tolse la collana. "Channa, prendi i miei capelli, la spada e la collana, e portali a mio padre. Digli di avere fede in me. Non ho lasciato il palazzo per sottrarmi da egoista alle mie responsabilità. Me ne vado per beneficio di voi tutti e di tutti gli esseri. Consola il re e la regina. Conforta Yasodhara. Te ne prego". (...) Siddhartha attese finché Channa e i cavalli scomparvero, poi si voltò verso la foresta per iniziare la sua nuova vita. Il cielo sarebbe stato il suo tetto e la foresta il suo palazzo. Era pervaso da un senso di pace e contentezza 

(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha).


Siddhartha si congeda dal suo cavallo e dal suo servo, «poi si voltò verso la foresta per iniziare la sua nuova vita». In questa azione, che segue la decisione di lasciare il palazzo del padre e la vita di prima, sta tutta l'essenza della vita spirituale. Una vita nuova, che richiede dei segni tangibili, che qui sono il taglio dei capelli e un abito nuovo: «Ora Siddhartha aveva l'aspetto di un vero monaco».


Massimo Diana 


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