MARTEDI 9 MARZO 2021

Guardiamo ai nostri genitori, ai nostri maestri e alle nostre guide con fiducia e aspettativa. Condurci, istruirci, e persino giudicare per noi nei momenti di incertezza è loro responsabilità. Il loro obiettivo finale è accompagnarci nel punto in cui potremo prendere da soli le nostre decisioni, basate sulla saggezza che essi ci hanno aiutato a sviluppare. Ma la possibilità di abuso e di errore è enorme. Chi può essere sempre nel giusto? Una semplice svista può produrre confusione, lasciare cicatrici psicologiche e provocare disastri. Una parola troppo dura pronunciata nella fase di massima vulnerabilità del bambino può causare anni di problemi. Per questo occorre che ogni genitore abbia un genitore, ogni maestro un maestro, e ogni guida una guida. Così si prevengono gli errori del potere. In passato, persino i re avevano saggi consiglieri. Chiunque voglia diventare un leader dovrebbe poter usufruire di questo appoggio. Ma, al di sopra di tutti, deve pur esserci qualcuno. E quel qualcuno a chi si rivolgerà? È il momento di accantonare gli dèi per appellarci al pragmatismo: la vera guida, alla fine, è l'esperienza. Perciò i saggi viaggiano incessantemente, mettendosi alla prova sul campo: solo così possono trovare autentica conferma ai propri pensieri e compensare le lacune personali
(Deng Ming-Dao, Il Tao per un anno)
I vari maestri che nella vita incontriamo dovrebbero avere questo obiettivo: aiutarci ad entrare in risonanza con il nostro Maestro interiore; cosa che possono fare tanto più quanto più sono loro stessi riusciti in questo compito. Il loro obiettivo finale - ci ricorda il testo letto - è accompagnarci nel punto in cui potremo prendere da soli le nostre decisioni, basate sulla saggezza che essi ci hanno aiutato a sviluppare. La relazione con un maestro generalmente segue una dinamica opposta alla relazione con l'uomo o la donna che diventa nostro marito o moglie. Se nella relazione matrimoniale l'altro/a diviene nel tempo sempre più insostituibile e necessario, nella relazione con un maestro costui è destinato a diventare sempre meno importante e dunque disponibile a lasciarsi sostituire con altro. Proprio questa consapevolezza e disponibilità dell'autentico maestro a scomparire, è ciò che mette al riparo delle enormi possibilità «di abuso e di errore» che ci sono in questa relazione. Perciò è saggio che ogni maestro abbia un maestro, e ogni guida una guida.

Libero dal fardello delle inezie, raccogli le forze vive, coordinale verso l'Opera; fai convergere le tue minime azioni verso lo scopo finale.
Concentrati nella vita superiore, esaltando con potenza la tua volontà, sepàrati dal mondo fisico ed esteriore.
Innalza attorno a te un muro che fermi ciò che emana da te verso le cose sensibili; chiuditi nella cittadella ermetica da dove un giorno uscirai invulnerabile.
Vedi di già spuntare un po' di quella Luce promessa, abbine gioia.
Ed ora metti il dito sulle labbra, o mio Discepolo, e prega nel silenzio della tua anima.
(Grillot de Givry)

La lettura dei Sutra e l'ascolto degli insegnamenti ha portato il pastore a presagire qualcosa del senso della verità. Egli ha scoperto le tracce. Adesso comprende che le cose, sebbene di forme diverse, sono tutte costituite dello stesso unico oro, e che la natura di ogni cosa non è diversa dalla sua propria natura. Egli però non è ancora in grado di distinguere fra l'autentico e l'inautentico, e ancor meno fra il vero e il falso. Egli non è ancora in grado di varcare la soglia.
(Vuoto/Pieno. Il bue e il suo pastore. Una storia zen dall'antica Cina, a cura di V. Tamaro)
Il pastore, dopo aver per lungo tempo vagato, ha trovato ora le tracce del bue. Dal momento che ci sono le tracce, deve esserci anche il bue che, lo ricordiamo, simboleggia la natura originaria del sé. Ci sono molti uomini che, seguendo le parole degli antichi maestri, per esempio quelle di Sakya o di Gesù, cercano il bue nei limiti della loro coscienza e del loro intelletto. Ma sono pochissimi quelli che, superando questi confini, hanno realmente intuito e fatto esperienza del bue del cuore. Il cammino del pastore è difficile. Deve fare attenzione al terreno dove cammina. Solo volgendosi dall'esterno all'interno, ritornando con le proprie forze e con la mente a se stesso, il suo bue del cuore dispiega la sua presenza. Poiché però perlopiù accade che percorrendo l'unica via di luce e oscurità ora dimora nel risveglio, ora persevera nell'errore e si impiglia in meri nomi, egli finisce per farsi passare davanti il bue del cuore e per lasciarselo scappare. Quando giungerà nel luogo di "unione di luce e oscurità", allora il bue del cuore dispiegherà la sua presenza.Massimo Diana
