MERCOLEDÌ 13 GENNAIO 2021

Om. Meditiamo sullo splendore glorioso del divino Vivificatore. Possa Egli illuminare le nostre menti! Om.[La sposa] Ti ho visto nello spirito giungere alla visione, / nato dall'Ardore, rafforzato attraverso l'Ardore. / Concedendo quaggiù discendenza, concedendo tesori, / produci ora, desideroso di un figlio, una progenie.[Lo sposo] Ti ho visto che meditavi dentro il tuo cuore, / col corpo tormentato nel (tuo) periodo. / Sorgi ora a congiungerti con me! Sii una giovane donna! / Produci ora, desiderosa di un figlio, una progenie![Prajāpati] Io sono colui che ha messo un seme in ogni pianta; / io sono colui che ha messo un seme in tutte le creature; / io sono colui che genera bambini sulla terra. / Io d'ora in avanti produrrò sempre figli nelle donne!
(Rg-veda X,183)
Questo testo, tratto dal Rg-veda, rappresenta un dialogo tra la moglie, il marito e il sacerdote (che assume qui il ruolo di Prajāpati): è solo dopo una pratica di profonda meditazione e preghiera che i due, marito e moglie, si congiungono; un gesto sacro, quello della unione dei corpi, che scaturisce come frutto pieno e maturo dell'unione degli spiriti. Tutto questo rimanda a quanto, in un'altra tradizione più vicina a noi, quella biblica, compiono Tobia e Sara durante la loro prima notte di nozze: pregano insieme, prima di congiungersi, e proprio questo loro gesto sconfigge il potente demone Asmodeo.

Ho avvolto il vasto mondo nel mio più vasto sé. E il Tempo e lo Spazio sono la visione del mio spirito. Io sono il dio e il demone, lo spettro e l'elfo. Sono la velocità del vento e la stella che arde. Tutta la Natura è la pupilla del mio affetto, io sono la sua lotta e l'eterno riposo. La gioia del mondo scorre fremendo in me, sostengo la pena di milioni nel mio solo cuore. Ho appreso una stretta identità con tutto, eppure nulla mi impedisce di essere me stesso. Portando in me il richiamo dell'universo, salgo alla mia dimora imperitura. Vado oltre il Tempo e la Vita su ali sconfinate, eppure sono ancora uno con le cose nate e non nate.
(Sri Aurobindo)

Om. Meditiamo sullo splendore glorioso del divino Vivificatore. Possa Egli illuminare le nostre menti! Om.Dalla Fede è acceso il Fuoco. / Dalla Fede è offerto il Sacrificio. / Cantiamo noi ora la Fede, la sommità della gioia. // Benedite la Fede, colei che dà. / Benedite colui che vuole, ma non ha. / Benedite colui che dona la sua adorazione senza riserve. / Benedite questo canto che io intono. // Come gli Dei evocarono la Fede / dai potenti Asura, / così possa la mia preghiera per il generoso adoratore essere accolta! // Gli Dei, guidati dallo Spirito, onorano la Fede nel loro culto. / La Fede è composta dalle intenzioni del cuore. / La Luce viene attraverso la Fede. // Attraverso la Fede gli uomini vengono alla preghiera, / Fede la mattina, / Fede a mezzogiorno e al tramonto del Sole. / O Fede, donaci la Fede! (Rg-veda X,151)
La fede vedica non è essenzialmente un "assenso intellettuale" né "il risultato o il prodotto della volontà". La fede è piuttosto, scrive Panikkar, "una qualità dell'essere umano completo, è qualcosa di dato, o meglio di innestato, in questo essere. L'uomo è dotato di fede così come è dotato di altre qualità umane". In questo senso, la fede non si fonda sulle credenze, delle quali è sempre possibile nutrire un dubbio intellettuale, ma si fonda "su quelle convinzioni radicate nel nostro essere tanto profondamente da non esserne neppure consapevoli".
Massimo Diana
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