MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2020

02.12.2020


In principio non vi era Essere né Nonessere. / Non vi era morte, allora, non ancora immortalità; / di notte e giorno non vi era alcun segno. / L'Uno respirava senza respiro, per impulso proprio. / Oltre a quello non vi era assolutamente null'altro. // Tenebra vi era, tutto avvolto da tenebra. / Allora / quello che era nascosto dal Vuoto, quell'Uno, emergendo, / agitandosi, mediante il potere dell'Ardore, venne in essere (Rg-veda X,129).
Questo meraviglioso Inno del Rg-veda è un tentativo di dare espressione - scrive Panikkar - "al Dio-al-di-là-di-Dio, al Principio-prima-del-Principio, al Signore-precedente-ogni-Signoria, alla Vita-prima-della-Vita e all'Unità soggiacente ad ogni Pluralità". Come infatti penetrare il mistero del principio dell'universo? È forse un'impresa possibile a noi semplici umani? I veggenti vedici "compiono l'incredibile impresa di entrare in quel 'recinto' dove Dio non è ancora Dio, dove Dio è pertanto sconosciuto a se stesso e, non essendo creatore, è 'nulla'". Un 'questo' (idam) che non è né Essere né Nonessere, né Coscienza né Ignoranza; questo 'quello' (ekam) è Uno, Unità assoluta, perché prima di ogni differenza. Le cose possono differire solamente su uno sfondo di unità.

Om. Il Supremo Signore protegga noi tutti. Il Supremo Signore diffonda i frutti della conoscenza su di noi. Possiamo trovare le forze per giungere alla conoscenza! Lo studio ci conduca alla verità! Nessuno di noi abbia mai dei sentimenti ostili verso gli altri. Om. Shanti. Shanti. Shanti.(Katha Upanisad) 

Om. Meditiamo sullo splendore glorioso del divino Vivificatore. Possa Egli illuminare le nostre menti! Om.
La Gāyatrī, il mantra più famoso dei Veda, rivolto al divino donatore di vita come Dio supremo, ci introduce nella grandiosa cosmovisione vedica che comprende tre passaggi: a) Solitudine. Al principio non esisteva né Essere né Nonessere; b) Sacrificio. La consapevolezza della propria Solitudine genera il desiderio dell'altro: Prajāpati smembra se stesso per far sì che il mondo sia. La creazione è il sacrificio, il dono di Prajāpati in un atto di auto-immolazione. Moventi di questo atto primordiale sono kāma e tapas, amore e ardore. È l'energia dell'amore che produce il mondo: tutto ciò che esiste è in conseguenza di un atto d'amore; c) Integrazione. Prajāpati, avendo creato il mondo attraverso il sacrificio di se stesso, è esausto. Ora è Lui ad avere bisogno della collaborazione delle creature che ha generato. L'uomo è invitato a creare, a sacrificarsi, insieme a Dio, per ricostruire il suo Corpo.
L'ultimo atto avviene dunque quando l'uomo si scopre costitutivamente collegato alla propria radice divina, e accetta, liberamente, di ritornarvi. In questo modo l'essere umano non ha solo la responsabilità del suo destino, ma anche quella del destino stesso di Dio.


Massimo Diana


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