MERCOLEDI 21 APRILE 2021

Ram Navami
Ram Navami è la festa hindū che celebra la nascita di Rama, una delle principali avatar (incarnazioni) di Vishnu, l'eroe del poema epico Ramayana. Durante questa festività, gli hindū mettono in scena il Kalyanotsavam (matrimonio), con piccole immagini, tra Rama e Sita, nelle loro case. Alla fine del giorno la divinità viene portata in processione nelle strade.
Questo giorno viene considerato particolarmente ricco di auspici nell'Induismo: si festeggiano il compleanno di Rama, una delle dieci incarnazioni di Vishnu, il Divino, e il suo matrimonio con Sita. Rama è il simbolo del dharma mentre Sita simbolizza la sapienza. Queste nozze, dunque, celebrano l'unione del dharma e della saggezza, cioè della conoscenza e della sapienza.

Il mondo di là in verità è Fuoco, o Gautama; il sole è il suo combustibile, i raggi il suo fumo, il giorno la sua fiamma, le regioni celesti le sue braci, le regioni intermedie le sue scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono la fede come libagione. Da quell'offerta sorge il re Soma.Il Dio della pioggia in verità è un Fuoco sacrificale, o Gautama; il suo combustibile è l'anno, le nubi sono il suo fumo, il fulmine è la sua fiamma, il tuono le sue braci, il rombo le sue scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono il re Soma. Da quell'offerta sorge la pioggia.Questo mondo in verità è Fuoco, o Gautama; il suo combustibile è la terra, il fuoco il suo fumo, la notte la sua fiamma, la luna le sue braci, le stelle le sue scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono la nube di pioggia. Da quell'offerta sorge il cibo.L'uomo in verità è Fuoco, o Gautama; la sua bocca aperta è il combustibile, il suo respiro è il fumo, la parola è la fiamma, i suoi occhi le braci, le sue orecchie le scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono il cibo. Da quell'offerta sorge il seme.La donna in verità è Fuoco, o Gautama; il fallo è il combustibile, i peli il fumo, la vulva la fiamma, la penetrazione le braci, il piacere le scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono il seme. Da quell'offerta sorge la persona. Essa vive finché vive. Quando muore, la portano al fuoco. Qui il suo fuoco diviene Fuoco; il suo combustibile, combustibile; il suo fumo, fumo; la sua fiamma, fiamma; le sue braci, braci; le sue scintille, scintille. In questo Fuoco gli Dei offrono una persona. Da quell'offerta sorge la persona risplendente come luce.
(Brhadāranyaka-upanisad VI,2,9-14)
Con le Upanisad si fa strada, a poco a poco, una nozione più interiorizzata e antropocentrica del sacrificio. Il sacrificio diviene cioè, progressivamente, qualcosa di sempre più spirituale e interiore. In questo testo il simbolismo cosmico del sacrificio viene espresso in termini antropocosmici. In un'ambientazione pittoresca, tratta della cosiddetta dottrina dei "cinque fuochi", che insegna le due vie dopo la morte: la cosiddetta via degli Dei, che porta al mondo di Brahman da cui non v'è ritorno e la cosiddetta via degli antenati che porta a un ritorno in questo mondo. Il significato di questo testo è chiaro: "l'uomo, che ha cessato di essere uno spettatore dell'evento cosmico, è profondamente coinvolto e ontologicamente impegnato: egli è parte integrante del sacrificio cosmico; non è solo un sacerdote ma un compagno, non solo un esecutore ma un mediatore". Tutto l'uomo; ogni uomo e ogni donna.

Anima mia, scendi cantando il nome di Dio nelle acque profonde dell'oceano del cuore, mai privo di gemme. Scendi di più e ancora di più, fintanto non avrai le perle preziose.
Anima mia, nell'oceano della Conoscenza si trova la perla del Regno: cercala sotto la guida del maestro, prendila con rispetto.
Numerose sono le gemme sparse sul letto dell'oceano, immergiti ancor di più: le troverai in quadrupla abbondanza.
(Ramaprasada)

Quando un uomo prova fame e sete, quando non gioisce, allora egli è sottoposto al suo rito di iniziazione.
Quando egli mangia e beve e gioisce, allora egli è impegnato nei rituali upasada.
Quando egli ride e mangia e ha rapporti sessuali, allora sta prendendo parte al canto e alla recitazione.
Ascesi, elemosina, integrità morale, non violenza, veridicità - questi sono i suoi doni per i sacerdoti.
Pertanto si dice [nel sacrificio]: «Egli procreerà, egli ha procreato», poiché questa è la sua nuova nascita. La sua morte è l'abluzione dopo la cerimonia.
Ghora, Āngirasa, avendo detto tutto questo a Krsna, figlio di Devakī, aggiunse: «Quando un uomo è libero da desiderio, nella sua ultima ora, dovrebbe prendere rifugio nelle tre seguenti [massime]: Tu sei imperituro
Tu sei immutabile
Tu sei saldo nel respiro di vita».
(Chāndogya-upanisad III,17,1-6)
Questo testo è di una straordinaria bellezza in ordine alla adulta consapevolezza spirituale che il vero culto non è null'altro che una vita vissuta nella sua pienezza. È la vita concreta, in tutta la sua ricchezza e bellezza, nei suoi bisogni e nelle sue gioie fondamentali - come il cibo, il ridere insieme, il piacere sessuale - che diviene il momento stesso del sacrificio, del culto e della lode. Siamo oltre ogni schizofrenico dualismo e insana opposizione tra lo spirito e il corpo, tra il sacro e il profano. Di grande bellezza e forza è anche l'invito all'uomo, «libero da desiderio», a prendere rifugio, nella sua ultima ora, in queste tre massime: «Tu sei imperituro. Tu sei immutabile. Tu sei saldo nel respiro di vita». Esalare l'ultimo respiro in questo modo è il suggello di una vita vissuta nella sua pienezza, un rendimento di grazie che è anche accettazione serena e pacifica del compiersi del proprio destino.
Massimo Diana
