MERCOLEDÌ 23 DICEMBRE 2020

Il Dio Savitr avanza nel suo carro dorato, / spingendolo verso di noi attraverso il vuoto nero come la pece, / conducendo al loro riposo uomini e Dei, / dirigendo il suo sguardo su tutti gli esseri creati. // Degno di venerazione, egli segue il suo cammino, / dapprima in su, poi in giù, coi suoi cavalli risplendenti. / Dai confini del mondo il Dio Savitr avanza, / scacciando tutti i dolori e ogni pericolo. // Il Dio è ora salito sul suo potente carro, / ornato, adorno di perle, con stanghe d'oro. / Risplendente, adorabile, egli esercita / il suo attacco potente, disperdendo le tenebre. // Tirando il carro con il timone dorato, / i suoi due destrieri dai bianchi zoccoli hanno osservato l'umanità. / Tutti gli esseri, uomini e creature, dimorano / in eterno in seno al divino Savitr (Rg-veda, I,35).
Il Dio Savitr, il Sole risplendente, è la prima forma della 'signoria' universale: Egli «avanza nel suo carro dorato... dirigendo il suo sguardo su tutti gli esseri creati... avanza scacciando tutti i dolori e ogni pericolo». Il Dio Savitr è il datore della vita e l'origine e la fine del tempo. Dall'aurora al tramonto tutto segue il corso del sole: la vita degli uomini, il funzionamento del cosmo e anche i riti del sacrificio. Tutto sulla terra dipende dalla sua luce irradiante e dal suo calore: «Tutti gli esseri, uomini e creature, dimorano in eterno in seno al divino Savitr». E dunque è a Lui che si deve la lode e che bisogna invocare: «Proteggici dal pericolo e donaci benedizione, o Dio!».

Il sole sorge, il sole tramonta, con gioia lo salutiamo; ma esso segna il dileguarsi dei nostri giorni.
Gioia è l'inizio di una nuova stagione, il ciclo stagionale logora il respiro dei viventi.
Nessun vivente può superare i giorni del suo destino, piangere la morte non ha alcun senso.
La via seguita dai nostri padri è anche la nostra, perché affliggerci per ciò che non ha scampo?
La vita fugge come l'onda di un fiume, colmiamo di gioia l'anima nostra, le creature passano per avere il diritto alla gioia.
(Ramayana, II)

Come un auriga / aggioga i suoi destrieri, / così i miei canti legheranno / il tuo cuore, o Varuna. // I miei desideri volano via / in cerca di felicità, / proprio come uccelli / volano al loro nido. // Quando muoveremo / Varuna a pietà, / il Signore dalla gloriosa grandezza / il cui occhio vede lontano? // Comune a entrambi / è la grandezza. Il loro amore / non dimentica l'adoratore / fedele alla Legge. // Egli conosce la via / degli uccelli nel cielo; / come Signore del mare / egli conosce ogni nave. // Vera è la sua legge, / egli conosce i dodici mesi / (e anche il mese in più) / con la loro progenie, i giorni. // La via del vento sconfinato, / alto, potente - / egli conosce, e gli Dei / che risiedono nei cieli. // Egli siede tra la sua gente, / conforme alla Legge. / Sapientissimo, egli presiede / e governa tutte le cose (Rg-veda, I,25,3-21).
Varuna è uno dei più grandi Dei del Rg-veda e rappresenta il Signore nella sua funzione regale; egli è il Sovrano supremo che controlla ogni cosa, dal cosmo alle azioni degli uomini. Il sole è l'occhio di Varuna onnivedente; nulla sfugge al suo sguardo, che tutto vede, penetra, sorveglia, esamina e valuta. Per simboleggiare questo potere straordinario si dice che Varuna ha «mille occhi», e in effetti, come abbiamo letto, conosce ogni cosa. Varuna, «il cui occhio vede lontano», conosce «la via degli uccelli nel cielo», «ogni nave» che solca i mari, «conosce i dodici mesi», «la via del vento sconfinato, alto, potente». Signore saggio, dunque, e «sapientissimo»: egli «governa tutte le cose».
Massimo Diana
