MERCOLEDI 24 MARZO 2021

24.03.2021

Ogni potere alla nostra vita tramite il sacrificio! 

Ogni potere ai nostri polmoni tramite il sacrificio! 

Ogni potere ai nostri occhi tramite il sacrificio! 

Ogni potere alle nostre orecchie tramite il sacrificio! 

Ogni potere alle nostre spalle tramite il sacrificio! 

Ogni potere al Sacrificio tramite il sacrificio! 

(Yajur-veda IX,21)

Indubbiamente uno dei temi-chiave della tradizione induista, come scrive a chiare lettere Panikkar: "Se si dovesse scegliere un'unica parola per esprimere la quintessenza della rivelazione vedica, forse la più adeguata sarebbe yajña, sacrificio". Ma per noi occidentali questa parola ha assunto da secoli connotazioni non del tutto positive, come se il sacrificio non fosse altro che una sorta di mutilazione o automutilazione della vita. Nella tradizione vedica invece il sacrificio ha un significato profondamente positivo e generativo. In questa tradizione il sacrificio suggerisce "un'azione che effettivamente 'crea', vale a dire, agisce, è efficiente e produce ciò che intende". Una concezione che esprime e traduce una delle due principali 'visioni del mondo' elaborate dalla mente umana per avvicinarsi al mistero della Realtà e scoprire il ruolo che in essa vi ha l'uomo, la sua vocazione ultima.

Ho avvolto il vasto mondo nel mio più vasto sé. E il Tempo e lo Spazio sono la visione del mio spirito.

Io sono il dio e il demone, lo spettro e l'elfo. Sono la velocità del vento e la stella che arde.

Tutta la Natura è la pupilla del mio affetto, io sono la sua lotta e l'terno riposo.

La gioia del mondo scorre fremendo in me, sostengo la pena di milioni nel mio solo cuore.

Ho appreso una stretta identità con tutto, eppure nulla mi impedisce di essere me stesso.

Portando in me il richiamo dell'universo, salgo alla mia dimora imperitura.

Vado oltre il Tempo e la Vita su ali sconfinate, eppure sono ancora uno con le cose nate e non nate.

(Sri Aurobindo) 

Tu, o Agni, sei il giusto, il vero, il potente e il più mirabile. Tu sei invero manifesto a tutti: tu, o Agni, sei onnipresente. Gli uomini considerano Agni il supremo per grazia e gioia, poiché grazia e gioia dimorano indubbiamente nel sacrificio. Te, che sei cielo, il governante e il divino, noi esseri umani invochiamo con un canto.

(Śatapatha-brāhmana VII,3,1,34)

Il testo letto questa sera si riferisce al cosiddetto Agnihotra, il sacrificio del fuoco. L'agnihotra è il sacrificio che non può essere trascurato, perché è l'atto con il quale si conserva l'armonia, si stabilisce la continuità tra il giorno e la notte e il cerchio si chiude. Se il sacerdote non compisse l'agnihotra al mattino, quel giorno il sole non sorgerebbe. È l'atto che mantiene l'intera realtà nell'ordine e nella verità e a tale ordine e verità è chiamato a contribuire attivamente anche l'uomo, ogni uomo. Qualunque capofamiglia, purché adeguatamente iniziato, può compiere il sacrificio la sera e il mattino di ogni giorno e recitare le preghiere. Il preciso momento temporale in cui questo sacrificio deve essere compiuto è importante: si tratta del momento in cui il giorno e la notte si congiungono, confondendosi l'uno nell'altra, cioè all'alba e al tramonto. "Praticamente tutte le religioni del mondo hanno considerato sacre queste ore; questi sono i momenti in cui ancor oggi l'abitante delle città moderne comincia il nuovo giorno con entusiasmo e speranza, o ricerca al suo termine un amico, l'amore, il riposo".

Massimo Diana


Viator - Via Leopoldo Cicognara, 7 - 20129 Milano
Tutti i diritti riservati 2019
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia