MERCOLEDI 27 GENNAIO 2021

Lode al Respiro della Vita! / Egli governa questo mondo, / padrone di tutte le cose, / e fondamento di tutte le cose. // Lode, o Respiro della Vita, al tuo rombo! / Lode al tuo tuono! / Lode al tuo fulmine! / Sii lodato, o Respiro della Vita, per la tua pioggia! // Quando il Respiro della Vita col suo tuono / romba sopra le piante, / allora, pregni di polline, / i fiori sbocciano in abbondanza. // Quando il Respiro della Vita nella dovuta stagione / romba sopra le piante / tutte le cose sulla terra / esultano di grande letizia. // Quando il Respiro della Vita l'ampia terra / con piogge irrora, / gli armenti esultano: / «Avremo abbondanza», dicono. // Le piante conversano con questo Respiro, / grondanti della sua umidità: / «La nostra vita è prolungata, / poiché tu ci hai reso tutte fragranti»
(Atharva-veda XI,4)
Questo meraviglioso inno al Respiro della vita (Prāna) aiuta ad entrare dentro una visione del mondo che ormai noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo perduto, ma che tuttavia custodisce una grande sapienza. "Vento, respiro e vita - scrive Panikkar - formano una triade che l'uomo dei nostri giorni ha spezzato, ma che alcuni millenni fa si sperimentava ancora come un tutto unico, perché li si vedeva non identici ma profondamente connessi e inseparabili". Denominatore comune di tutti e tre è il movimento: il vento non è solo aria, ma aria-in-movimento; il respiro è il medesimo movimento dell'aria ma all'interno degli esseri viventi; e la vita stessa è intrinsecamente movimento.

Il Signore Beato disse: l'albero del sacro fico ha le sue radici nel cielo e i rami verso la terra, ciascuna foglia è un inno sacro, chi lo conosce ha la conoscenza dei Veda.I suoi rami si estendono nel basso e nell'alto, nutriti dai guna, le sue gemme sono gli oggetti sensibili, le sue radici prolungandosi in basso sono i legami delle azioni umane. La sua forma, il suo principio e la sua fine non sono conoscibili, quando con l'arma affilata del non attaccamento si tagliano le sue radici allora si può contemplare il Supremo. Allora si può realizzare quello stato privo di ritorno nella catena delle vite, e trovare rifugio nell'uomo celeste da cui è discesa l'energia originale della manifestazione. Il saggio, libero dall'ignoranza, dall'orgoglio e dalla presunzione, affrancato dalle opposizioni, segue, immune dall'illusione, la via imperitura. La luce che splende nel sole e illumina l'universo, lo splendore della luna e quello del fuoco, sappi che sono miei.
(Bhagavad-Gita, XV)

Allora Kabandhi, figlio di Kātyāyana, si avvicinò al venerabile Pippalāda e domandò: «Dimmi, in verità, o Maestro, da dove sono state create tutte queste creature?». Il saggio replicò: «Il creatore, per desiderio di procreare, si dedicò all'ardore concentrato. Mentre era così dedicato all'ardore concentrato, egli produsse una coppia, Materia e Vita, dicendo tra sé, "questi due produrranno per me tutti i generi di creature". Ora la Vita è il Sole; la Materia è la Luna. In verità la Materia è tutto questo, ciò che ha forma e ciò che non ha forma. Pertanto, [tutto ciò] che ha forma è semplicemente materia. Tutte le forme ha egli, il dorato, l'onnisciente. Egli avvampa, meta finale e unica luce. Emettendo mille raggi, avanzando in cento movimenti, il Sole sorge, la Vita di tutte le creature!
(Praśna-upanisad)
Questo brano della Praśna-upanisad sviluppa una teoria del prāna quale principio di vita attraverso alcune domande che sei studenti rivolgono al grande maestro Pippalāda. Alla prima domanda il maestro risponde evocando l'antico mito di Prajāpati e dicendo che il Padre di tutte le creature ha posto in essere due principi - Materia e Vita - che diedero origine a tutto. A questi due principi viene conferito un simbolismo cosmologico: Materia è la Luna, la Vita è il Sole; la Materia è la struttura con forma o senza forma della realtà, la Vita è ciò che dà esistenza.
Massimo Diana
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