MERCOLEDI 28 APRILE 2021

28.04.2021

Se si dovesse offrire l'agnihotra senza questa conoscenza, ciò equivarrebbe a rimuovere le braci ardenti e a versare la libagione sulle ceneri. Ma se si offre l'agnihotra con piena conoscenza lo si offre in tutti i mondi, in tutti gli esseri, in tutti i sé. Proprio come la cima di una canna, se posta su un fuoco, sarebbe incenerita, così sono anche inceneriti tutti i peccati di colui che offre l'agnihotra con piena conoscenza. Pertanto, se uno che conosce ciò offre gli avanzi del suo cibo a un fuori casta, egli li sta offrendo al Sé universale. Su questo punto ci sono i seguenti versi: Come quaggiù bambini affamati / siedono attorno alla madre / proprio così tutti gli esseri pieni di aspettative / siedono attorno all'agnihotra.

(Chāndogya-upanisad V,24,1-4)

Questo testo riprende l'idea tipicamente vedica della vita umana come sacrificio, e del 'potere' che è dato dalla conoscenza: «Proprio come la cima di una canna, se posta su un fuoco, sarebbe incenerita, così sono anche inceneriti tutti i peccati di colui che offre l'agnihotra con piena conoscenza». Ogni aspetto della vita è un 'sacrificio' che dà la vita e che salva il mondo: è la vita stessa che diviene preghiera, atto di culto e di lode; nel servizio al prossimo, anche al più umile, come a un fuori casta, compiamo un atto di culto a Dio, al Sé universale. Questa intuizione upanisadica, scrive Panikkar, segna l'inizio "dell'idea del controllo, da parte dell'uomo, del processo cosmico, non per scopi magici, non per impiegare le forze della natura pro o contro gli esseri umani, ma per ristrutturare lo stesso cosmo, per cambiarne, per così dire, il corso. Il destino del mondo come tale comincia a passare nelle mani dell'uomo. L'uomo emerge ora non più come semplice collaboratore nel processo cosmico derivato dal sacrificio, ma come mente che rettifica, come spirito che con la sua conoscenza può correggere gli errori indotti da falsi calcoli".

La grazia è sempre presente. La grazia è il Sé. Non è qualcosa da ottenere. Tutto ciò che occorre è sapere che esiste. Il sole è pura lucentezza. È presente, splende, e tu sei circondato dalla sua luce; eppure, se vuoi conoscerlo, devi volgere gli occhi nella sua direzione e guardarlo. Allo stesso modo, anche la grazia si trova attraverso lo sforzo, benché sia sempre qui e ora. Non possiamo raggiungere la realizzazione del Sé se la nostra mente non è aiutata dalla grazia di Dio. Il tuo stesso desiderio di grazia è mosso dalla grazia che è già all'opera dentro di te. La grazia è sempre dentro di te. Non sei mai escluso dalla sua opera. La grazia è sempre presente. Per me non esiste distinzione. La grazia fluisce come l'oceano, che è sempre pieno. Ciascuno ne attinge secondo le proprie capacità. Come potrebbe, chi porta solo un bicchiere, lamentarsi perché ne prende meno di chi porta una brocca?

(Ramana Maharshi) 

Questa è la verità: i riti d'oblazione, o amanti della verità, che i saggi divinarono dai sacri versi, furono variamente esposti nel triplice Veda. Compiteli con costante cura. Questo è il vostro sentiero verso il mondo dell'azione sacra. Quando il fuoco, l'approvvigionatore delle sacre offerte, è acceso e la fiamma tremola, allora si dovrebbero porre con fede le proprie oblazioni tra le due porzioni di burro chiarificato.L'uomo che offre l'agnihotra ma trascura di osservare in seguito i riti del plenilunio e del novilunio o i riti stagionali oppure di offrire i primi frutti del raccolto, che non riceve alcun ospite e omette l'oblazione generale, che offre in maniera irregolare o non fa offerte - un simile uomo subirà la perdita di tutti i sette mondi.

(Mundaka-upanisad I,2)

Questo testo mette in guardia dallo sterile ritualismo. È vero che la pratica del sacrificio è centrale e determinante, ma se il sacrificio "viene considerato come una entità isolata, avulsa da qualsiasi altra cosa, cioè se si scambia il mezzo per il fine, ci si inganna". Il sacrificio è un mezzo, nella mentalità vedica è il mezzo per raggiungere la liberazione verso una umanità più piena, non è il fine. Guai a praticarlo come fine in sé: questo non sarebbe che ritualismo, che non porta nessun beneficio. Il sacrificio è dunque l'uomo; il sacrificio più vero è quello che ha luogo all'interno dell'uomo, tramite l'uomo, purché sia però un uomo che crede, che spera, che ama, che abbia fatto della propria ordinaria esistenza un atto straordinario di adorazione. È la sua stessa vita che deve divenire adorazione, preghiera, azione e amore di Dio e di tutte le creature.

Massimo Diana


Viator - Via Leopoldo Cicognara, 7 - 20129 Milano
Tutti i diritti riservati 2019
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia