PRIMA DI PARLARE
PENSIERO

Per capire le sofferenze dell'altro, e le sue gioie, bisogna vivere dentro la sua realtà.
Forse anche i liturgisti, quando si tratto di scegliere questo brano del Vangelo di Marco, furono presi da un moto di pudore e scorporare sono il brano dal suo contesto: il contesto è quello del viaggio a Gerusalemme, viaggio verso la Passione e la Morte. E Gesù che per la terza volta preannuncia la sua Passione.
Che strana cosa! Al primo annuncio Pietro si ribella all'idea e rimprovera Gesù; al secondo annuncio seguono i discorsi dei discepoli lungo la strada su chi fosse il più grande fra loro; al terzo annuncio come risposta i due fratelli Giacomo e Giovanni fanno una questione di posti: "Concedici di sedere uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nella gloria". È questo che chiedono. Come se Gesù avesse parlato a vuoto. Succede anche a noi: usciamo ed è come se Gesù avesse parlato a vuoto. E pretendono, capite! "Noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiediamo". E dopo che hanno chiesto i primi posti, Gesù a dire: "voi non sapete ciò che domandate".
Domandano, Ma è come se sfuggisse loro che cosa sta sotto la loro domanda, quali sentimenti la muovono, quale pulsioni, quali mire segrete. Perfino le domande a Dio, le nostre richieste fatte preghiera, possono venire - dice un vescovo - "da uno zoccolo duro di superbia e di prepotenza, che ci rende ciechi, che ci impedisce di sapere ciò che chiediamo, alza muri tra amici e blocca ogni via d'uscita" (Giancarlo Brigantini). È proprio vero che la superbia chiude gli occhi, non ti permette di guardare con sincerità dentro il tuo cuore, genera preghiere che sono pretesa, e alza muri: "All'udire questo, gli altri dieci si svegliarono con Giacomo e Giovanni". Gli altri dieci, all'unanimità: unanimi della gelosia, nella rivalità, uno spettacolo indecoroso che i Vangeli registrano con una schiettezza disarmante. La superbia rende ciechi. e Gesù sposta l'orizzonte, l'orizzonte della domanda, quasi a dire: non è questa la strada, questa è una strada chiusa. qualcuno, nell'ambito della vita sociale, dovrà pur ricoprire delle cariche, Ma se lo spirito che muove quello del io arrogante, dell'interesse personale, del dominio, si alzano i muri non si genera il bene comune, si genera il bene di pochi, si dissangua una società.
E l'altra strada: "potete bere il calice che io bevo o riceverete il battesimo con cui sono battezzato?". È questa, secondo Gesù, è questa la garanzia. sì, potremmo anche dire, questa la condizione che consente un potere di rimanere tale e di non degradare in dominio: "Voi sapete che coloro che sono ritenuti i capi delle Nazioni le dominano e i loro grandi esercitano su di essi il potere. Ma fra voi non è così". Sembra quasi di scorgere una sottile ironia nel modo di esprimersi di Gesù, come se volesse ridimensionare i nostri criteri e i nostri linguaggi.
"Voi sapete che coloro che sono ritenuti i capi delle Nazioni ...": "Sono ritenuti", ma non lo sono. Non sono guide, hanno in mente altro, hanno in mente se stessi. Qual è la via proposta da Gesù: bere al suo calice, bere al calice dell'amarezza e della sofferenza. Se non passi dentro i drammi della gente, se non condividi, ma al di dentro, non dall'alto, la sofferenza se non sei coinvolto nel calice amaro, la tua voce Non è una risposta né hai problemi, né alla vita, né alla morte, la tua è una commedia, niente più di una commedia. "La vita" scrive Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri, una terra spesso ferita "è segnata da questo passaggio che precede ogni altra riflessione teologica e biblica. Se esce spesso sono sterili, non dipende dalla loro chiarezza, che anzi è crescente, ma dal fatto che prima non c'è stato l'incontro diretto personalizzato, coinvolgente con quel calice. È quello che rende vere le nostre parole, le nostre omelie, le nostre scelte. Perché si incide nel tono della voce e si fa scintillio negli occhi. Chi parla, allora, dice cose che a prima sofferto è patito. Nel mistero della croce". Ci riempie di emozione e commozione pensare a coloro che in terre lontane, prima di parlare si fanno carico delle sofferenze, portano i patimenti e i drammi dei popoli della terra. Prima di parlare.
Articolo di don Angelo Casati
