SABATO 13 FEBBRAIO 2021

13.02.2021

La donna teneva in silenzio il bambino affamato, ammutolito. Allora il Magghid sospirò per la prima volta. Immediatamente venne la risposta; una voce gli parlò: «Hai perduto la tua parte nel mondo futuro». «Bene», diss'egli, «la ricompensa è abolita, ora posso veramente incominciare a servire» 

(Martin Buber, I racconti dei Chassidim)

Il racconto che abbiamo letto, lapidario, è di una bellezza straordinaria: «Hai perduto la tua parte nel mondo futuro». «Bene, la ricompensa è abolita, ora posso veramente incominciare a servire». Il vero servizio nasce solo quando non lo si compie più per il desiderio o il bisogno di una ricompensa, ma scaturisce naturalmente, spontaneamente, come un sospiro, di fronte alla sofferenza e al bisogno di chi ci sta davanti. Il centro è l'altro, il suo bisogno, non più il nostro ego con i suoi capricci. Solo allora il servizio è vero servizio. 

Il Verbo si rivelò nella creazione della materia. Prima l'Infinito esprimeva la sua potenza e bontà nel Pensiero silente.

Il Verbo rivelato nella creazione della materia esisteva nel Pensiero. La Scrittura dice: «E Dio disse», cioè Dio si rivelò nella forma del Verbo.

La semenza divina, germe della creazione, apparve all'esistenza, manifestando il Pensiero nel Verbo fece risuonare esteriormente una vibrazione.

Nel più insondabile mistero l'Infinito colpì il vuoto con il suo Verbo, il Verbo fu il principio della materializzazione del vuoto.

Il Verbo fece sorgere un punto luminoso, mistero supremo ed inconcepibile. La luce indica la scintilla che scaturì quando il Verbo colpì il vuoto, La luce è l'origine del creato, palazzo costruito per la gloria del Misterioso. Scintilla che è il germe sacro del mondo, e «il germe originario è sacro» 

(Zòhar) 

Una volta, la vigilia della festa della Rivelazione della Legge, il Rabbi di Rižin sedeva alla sua tavola e non insegnava ai suoi scolari, come sempre in quell'ora, ma taceva e piangeva. Lo stesso avvenne anche la seconda sera della festa; ma dopo la benedizione disse: «Qualche volta quando il mio avo, il santo Magghid, aveva insegnato alla sua tavola e gli scolari tornavano alle loro case, essi s'intrattenevano sulle parole del loro Maestro e ciascuno le citava diversamente, e ciascuno era sicuro di averle udite così e non altrimenti, e un discorso contraddiceva l'altro. Né era possibile stabilire la verità: ché se andavano dal Magghid e lo interrogavano, egli usava ripetere la massima tradizionale: "Queste e quelle sono parole del Dio vivente". Ma se gli scolari riflettevano, capivano il senso della contraddizione. Poiché alla sorgente la Torà è una; nei mondi ha settanta volti. Ma se uno sa veramente guardare uno dei suoi volti, allora non ha più bisogno di parole e di insegnamento: ché i tratti del volto eterno gli parlano 

(Martin Buber, I racconti dei Chassidim).

Il testo che abbiamo letto riflette la grande arte pedagogica del santo Magghid, un'arte socraticamente maieutica. Il Maestro insegna, ma non consegna già la chiave di lettura, nell'umile consapevolezza che non ce n'è una sola, ma molte. Così quando dopo l'insegnamento gli scolari tornavano alle loro case e s'intrattenevano sulle parole del loro Maestro, capitava che ciascuno le citasse diversamente, sicuro di averle udite così e non altrimenti, incuranti del fatto che un discorso contraddiceva l'altro. E non era possibile stabilire chi avesse ragione perché se andavano dal Magghid e lo interrogavano, egli usava ripetere la massima tradizionale: «Queste e quelle sono parole del Dio vivente». Se infatti gli scolari riflettevano, capivano che quelle contraddizioni avevano un senso: «Poiché alla sorgente la Torà è una; nei mondi ha settanta volti». La verità - diceva Panikkar - è plurale. Certo, alla sorgente è Una, ma a noi umani parla in modi diversi e "settanta" è solo un numero simbolico, per dire che infinite sono le sue manifestazioni. Il buon Maestro non offre la chiave di lettura, ma stimola ciascuno a trovarla da sé, a cercarla con assiduità dentro di sé, applicandola alla propria vita e alla propria storia"

Massimo Diana

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