SABATO 2 GENNAIO 2021

Rabbi Yosé disse: «Di tutte le cose che ti ho sentito dire ce n'è una che mi ha veramente stupito. O l'hai detta per ignoranza, o erano parole vuote». Il vecchio disse: «E qual è?». Gli rispose: «Quella sull'incantevole fanciulla». Il vecchio esordì dicendo: «YHVH è al mio fianco, non ho timore. Cosa può mai farmi un uomo? YHVH è al mio fianco, e mi aiuta ... È meglio trovare rifugio in YHVH (Salmi 118,6-8). (...) Il vecchio esordì dicendo: «Mosè entrò nella nube e salì sulla montagna (Esodo 24,18). Che cos'è questa nube? La stessa della quale è scritto: Ho posto il Mio arco nella nube (Genesi 9,13). Abbiamo appreso che l'arcobaleno si spogliò delle sue vesti e le dette a Mosè. Indossando quella veste, salì sulla montagna, dal suo interno egli vide ciò che vide, deliziandosi di ogni cosa, là sopra in quel luogo». I Compagni si avvicinarono e si prostrarono di fronte al vecchio. Piangendo dissero: «Se siamo venuti al mondo solo per ascoltare queste parole dalla tua bocca, questo è sufficiente per noi!».
(Sefer ha Zòhar)
Rabbi Chiyyà e Rabbi si incontrano e parlano di uno strano vecchio asinaio, che aveva intrattenuto uno dei due Rabbi, lungo la strada, con bizzarri indovinelli. «Se fossimo stati insieme, ci saremmo occupati di parole di Torà, invece di parole strane e confuse» - dice Rabbi Yosé che, evidentemente, non aveva capito chi e quanto sapiente fosse quel vecchio asinaio. Ma quando, su invito del compagno, ritornano dal vecchio per interrogarlo, rimangono sorpresi dalle sue parole: «Gli esseri umani sono così confusi nelle loro menti! Non vedono il sentiero della verità nella Torà. Essa li chiama ogni giorno, con amore, ma non vogliono volgere verso di lei il loro volto». Iniziano ad intuire che quel vecchio asinaio è in realtà un maestro, uno strumento per accedere ai segreti più profondi della Torà, che la Vita ha mandato loro.

Mio Dio, l'anima che hai messo in me è pura; tu l'hai creata, tu l'hai soffiata in me e tu la custodisci dentro di me. Tu la riprenderai da me e me la restituirai in un futuro avvenire: tutto il tempo in cui l'anima è dentro di me, io ti ringrazio, o Signore mio Dio e Dio dei miei padri. Benedetto tu, o Signore, che restituisci le anime ai corpi morti.
(Benedizione ebraica al momento del risveglio)

Una parabola: A cosa la si può paragonare? A una fanciulla amata e incantevole, totalmente nascosta nel suo palazzo. Ha un unico amato, a tutti sconosciuto, anch'egli nascosto. Per amore di lei, questo amato passa sempre davanti alla sua porta, sollevando lo sguardo da ogni parte. Sapendo che il suo amato indugia sempre alla sua porta, lei cosa fa? Apre una piccola finestra del suo segreto palazzo, mostrando il suo volto all'amato, poi velocemente si ritira, celandosi. Nessuno vicino a lui vede od osserva, solo l'amato, e il suo cuore, la sua anima e tutto ciò che è in lui fluiscono verso di lei. Lui sa che, per amore suo, lei si è rivelata in quel solo attimo, per risvegliare il suo amore. Così è per una parola della Torà. Essa non si rivela se non al suo amato. La Torà sa che chi è saggio nel cuore si aggira ogni giorno intorno alla sua porta. Che cosa fa dunque? Gli mostra il suo volto dal palazzo, facendogli un cenno, poi lesta si ritira nel suo luogo segreto.
(Sefer ha Zòhar)
Il significato profondo di un testo lo coglie soltanto chi ama. Non con la 'testa' vi si accede, ma con il 'cuore'. E la dinamica di questa ri-velazione è meravigliosa: un darsi che è insieme un ritrarsi, per poi darsi ancora di più: «la Torà si svela e si nasconde». Ogni rivelazione è, al contempo, uno svelarsi e in rivelarsi, un togliersi il velo per poi rimetterselo ancora, anche se un poco più in là. Un gioco che mira a risvegliare l'amore, perché solo se c'è amore si può comprendere.
Massimo Diana
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