SABATO 20 FEBBRAIO 2021

20.02.2021

Il Magghid disse un giorno ai suoi scolari: «Voglio indicarvi il modo migliore di dire la Torà. Bisogna non sentire più affatto se stessi, non essere più che un orecchio che ascolta ciò che il mondo del Verbo dice in lui. Ma non appena si cominciano a sentire le proprie parole, si cessi».

 (Martin Buber, I racconti dei Chassidim)

Superbia e orgoglio sono intimamente legate all'Ego: ecco perché è fondamentale sapersi distanziare dal proprio Ego, trascenderlo. E questo è proprio l'invito che cogliamo nel nuovo, 'paradossale', insegnamento: «Voglio indicarvi il modo migliore di dire la Torà. Bisogna non sentire più affatto se stessi, non essere più che un orecchio che ascolta ciò che il mondo del Verbo dice in lui», e non appena si cominciano a sentire le proprie parole, «si cessi». Esercitarsi a diventare non altro che «un orecchio che ascolta»: ecco un meraviglioso programma spirituale, un terreno da coltivare con cura ogni giorno un poco.  

Canta le lodi del Dio della Fiamma, perché in fondo al Suo cuore, dove dimora il Suo Spirito, Egli ha scelto il tuo nome fra tutti i nomi di tutti i Suoi servi. Egli ti ha scelto e amato del Suo amore ardente, e nel Suo amore il fuoco divampa, e la fiamma ti circonda, e tizzoni di splendore ardono nel tuo spirito.

(Dal Midrash Heichalot Rabbati) 

Dopo la morte del Grande Magghid i suoi scolari sedevano insieme e si raccontavano le sue gesta. Quando venne la volta di Rabbi Shneur Zalman, questi chiese: «Sapete perché il nostro Maestro ogni mattino al levar del sole andava allo stagno e vi si tratteneva un po' prima di tornare a casa?». Non lo sapevano. «Egli imparava», disse Shneur, «la canzone con cui le rane lodano Iddio. Ci vuole molto tempo per impararla».

(Martin Buber, I racconti dei Chassidim)

L'uomo spirituale sa sorridere - anzi ridere - dei propri limiti e delle proprie colpe. E per questo diviene automaticamente 'terapeuta' verso i limiti e le colpe altrui.Ma per imparare a ridere di sé non serve leggere e studiare, serve piuttosto andare «ogni mattino al levar del sole allo stagno» e qui trattenersi un po' prima di tornare a casa. Per imparare «la canzone con cui le rane lodano Iddio». Quando impareremo ad ascoltare e a 'comprendere' il canto che scaturisce ogni giorno da ogni creatura, ecco che impareremo anche a ridere di noi e ci verrà naturale abbracciare ogni creatura con un sorriso. Ma, ricorda il Magghid, «ci vuole molto tempo per impararla»... Eppure è solo in questo modo, attraverso questo quotidiano e umile esercizio di ascolto, che, alla fine, riusciremo anche a comprendere come tutte le pene e le fatiche della vita non siano in realtà altro che un dono e una benedizione.

Massimo Diana


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