TUTTO IL ROSA DELLA BIBBIA

Le donne dell'Esodo. Quale shock devono aver provato quelle donne costrette a passare dalla abitare una terra, in un contesto di totale integrazione, come nell'Egitto di Giuseppe alla rottura della pacifica convivenza, con la crescita dei semi dell'odio. Un trauma ancor più devastante per le donne sposate a uomini stranieri, che formano le cosiddette "famiglie miste", proprio come quella di Giuseppe: lui ebreo con una donna egiziana. Il suo non sarà stato l'unico caso. È il trauma vissuto quando scoppia un conflitto etnico. La Scrittura allestisce una scena simile proprio nella narrazione dell'evento fondatore della fede di Israele, ovvero l'esodo.Prima, "tra la genesi e l'esodo", assistiamo a un'epoca felice, nella quale Dio non sembra aver bisogno di intervenire. Due popoli vivono un periodo di pace e integrazione, abitando la stessa terra e condividendo le stesse ricchezze. I riti e le usanze si contaminano al punto che Giacobbe, il padre di Giuseppe, l'ultimo patriarca, verrà imbalsamato prima di essere seppellito nella tomba di famiglia. segno ulteriore di tale integrazione è il commento dei cananei che, vedendo passare il corteo funebre composto da carri e cavalieri (gli stessi che poi affogheranno nel mare delle canne!), Non esistano ad affermare che la morte di Giacobbe costituisce un grande lutto per gli egiziani (Gen. 50).L'integrazione tra i due popoli appare profonda: essi vivono in pace, abitando e condividendo la stessa terra, in un clima di reciproca stima e fiducia. Giuseppe costituisce il simbolo, la sintesi di questa integrazione, fino al momento della morte. Sarà, infatti, sepolto in un sarcofago egiziano, pur richiedendo che, qualora i suoi discendenti avessero lasciato la terra d'Egitto, il suo corpo sia lasciato con loro. Cambia il governo, cambia la politica. Si instaura un regime che vuole sopprimere il popolo di Israele. L'idillio della convivenza viene bruscamente interrotto dall'insegnamento del disprezzo, dall'uso politico della paura del diverso; ed è la guerra. la memoria passata sembra annullata nel nuovo clima culturale: la vicenda di Giuseppe dimenticata. Si programma il genocidio, si impone un gioco duro, si gettano le premesse per la violenza. una precisa legislatura limita i diritti dell'altro fino a decretarne la soppressione di ogni neonato maschio. A resistere a tale logica sono le donne, sui due fronti. Da una parte le levatrici ebree che si rifiutano di uccidere i neonati; dall'altra la stessa figlia del faraone che, ben consapevole di salvare un ebreo, non esita a disubbidire, mossa a compassione alla vista di un bambino. un piccolo che crescerà alla corte, rispettando la sua identità. Viene, infatti, allattato da una nutrice ebrea ed egli stesso saprà fin da subito della sua origine. La figlia del faraone alleva il bambino del nemico. Tale atto non può essere catalogato sotto Il capriccio di una figlia ribelle.un gesto privato compiuto da un personaggio pubblico avrà sicuramente avuto grosse ripercussioni. Ritratti di donne abituate a convivere in pace, che resistono alla propaganda del inimicizia, ritrovandosi, loro malgrado virgola in politiche di guerra. Le fazioni si dividono; le famiglie miste probabilmente soccomberanno, schiacciate nel mezzo. Un muro di odio viene innalzato tra loro. Non parlano. Sono invisibili. Appartengono a fronti contrapposti. da una parte le donne egiziane a cui dio, attraverso la loro antenata Agar, ha promesso una grande discendenza. Come negare l'adempimento della promessa? Le donne egiziane sono parte di un popolo forte e potente. Ora, però, entrano loro malgrado in conflitto con il Dio liberatore e pagano il prezzo più alto, la perdita del primogenito, nella lotta tra le due divine potenze, quella del faraone e quella del Dio d'Israele. La disubbidienza della figlia del faraone non è bastata ad allontanare la morte dalle loro case. Piangeranno le figlie di Agar: i figli non sono più e non vogliono essere consolate. Dall'altra, le donne ebree che, nonostante il loro ruolo attivo nell'evento fondatore, sempre più saranno allontanate dalla gestione del sacro. Sono esse che preparano il cibo per la Pasqua, che sottraggono i gioielli alle donne egiziane, che segnano le loro case col sangue, che cantano e lodano il Dio liberatore, seguendo Miriam nella danza. Tuttavia, il loro ruolo nella vita culturale di Israele si farà sempre più marginale, fino a scomparire e a diventare divieto. Non c'è posto per le donne la dove prevale la logica dello scontro. O meglio: solo ai margini, nel dissenso sommesso, nella astuzia resistente, nella scelta di una solidarietà che non conosce differenze, s recuperano un protagonismo salvifico, in sintonia col Dio della vita.
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