VENERDÌ 15 GENNAIO 2021

C'era una volta un giovane uomo di nome Salih, scelto da Dio per essere il suo profeta. Era un tempo lontano, anni prima di Maometto, l'ultimo profeta, e dell'arrivo dell'islam, ben prima che questo si diffondesse in Arabia. Salih era di corporatura media, magra, gli occhi chiari, la fronte ampia, la pelle scura. Non aveva niente di particolare nell'aspetto fisico, ma era dotato di grande intelligenza e modestia. Un uomo calmo, ragionevole, paziente. Non alzava mai la voce e non protestava contro le difficoltà che incontrava. C'era in lui una saggezza che, a dispetto di qualche incredulo e di qualche persona poco seria che buttava tutto in ridere, faceva di Salih un uomo rispettato e amato
(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici).
Nella cultura islamica, Salih "è un eroe che simboleggia la lotta per il bene. La sua storia ha un valore simbolico perché è universale e non riguarda i soli credenti musulmani". Ebbene, Salih, in un epoca ancora molto lontana da Maometto, viene «scelto da Dio per essere il suo profeta». All'origine non ci sono mai particolari meriti, ma solo una elezione, un dono che è insieme un grande onore e un grande onere, una grande responsabilità.

Ti amo di due amori: un amore di desiderio, e un amore perché tu sei degno di essere amato.L'amore di desiderio è che nel ricordo di te, io mi distolga da chi è altro da te.L'amore di cui tu sei degno, è che tu tolga i veli perché io ti veda.Non lode a me né nell'uno né nell'altro, ma lode a te in questo come in quell'amore!
(Rabī'a Al-'Adawiyya)

Una voce interiore parlò a Salih: "Non c'è che un Dio, un unico Dio; coloro che adorano le pietre e le statue sono in errore. Dio ha creato l'universo, Dio è potente e misericordioso". Salih aveva chiuso gli occhi e ripeteva queste parole seguendo la voce. Continuò a ripeterle fino a che non sentì soltanto la propria voce. Si era diffusa in lui una luce, il segno che aspettava, e comprese di aver appena ricevuto una missione: far abbandonare l'adorazione degli idoli e diffondere il messaggio dell'esistenza di un Dio unico, uno spirito al di sopra di tutto
(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici).
Salih, chiamato ad essere profeta, nutre dentro di sé una certezza: «il culto degli idoli e delle statue doveva essere abbandonato a vantaggio di un'altra forma religiosa». Per ora lo sa solo «dentro di sé», lo avverte intimamente, e aspetta di ricevere un esplicito invito, uno specifico incarico e missione. E questi, ben presto, arrivano. Ma arrivano, come sempre, nel segno della ambivalenza: «Una voce interiore parlò a Salih». Nessuna teofania o rivelazione eclatante. Salih sente semplicemente «una voce interiore», il sussurro del suo interiore Maestro. Ripete le parole che ode venirgli da dentro, «fino a che non sentì soltanto la propria voce». E ciò che ode è proprio ciò che più tardi diverrà il cuore di tutto l'insegnamento islamico: «Non c'è che un Dio, un unico Dio; coloro che adorano le pietre e le statue sono in errore. Dio ha creato l'universo, Dio è potente e misericordioso». Salih comprende subito che una simile 'verità' non può tenerla per sé ma la deve condividere con la sua gente.
Massimo Diana
Pagina Facebook del Breviario Universale:
https://www.facebook.com/BreviarioUniversale/?modal=admin_todo_tour
