VENERDI 2 APRILE 2021

Venerdì Santo
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. [Cristo, infatti] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono
(Eb 4,14-16; 5,7-9)
Cosa significa per noi, oggi, seguire il suo esempio, fare memoria della passione e della morte in croce di Gesù? Significa una cosa tanto semplice quanto fondamentale: credere che la Vita, quella vera e piena, scaturisce dalla Croce, dal dono di sé fino alla morte. Non è possibile accedere alla Vita, alla Vita piena e vera, di cui, come vedremo, la resurrezione è il simbolo più pieno, se non passando attraverso la croce, se non acconsentendo anche noi, come Gesù, al nostro Calvario. E che significa passare attraverso la croce, prendere anche noi la nostra croce? Significa accogliere, accettare e amare tutte le contraddizioni che ci abitano, senza amputare - per poi fatalmente attribuire ad altri - ciò che non ci piace. Tutti noi siamo un marasma di opposti inconciliabili. È proprio questo ciò che ci "mette in croce", perché ci lacera dentro e fuori, ci strappa in direzioni antitetiche. Prendere la propria croce, come Gesù ha invitato a fare e alla fine lui stesso ha fatto, significa accogliere anche noi tutti questi contrasti che ci strappano e ci lacerano nella carne e nell'anima, nella convinzione che tale supplizio sia anche l'albero della Vita, la via alla resurrezione, cioè ad una vita riconciliata e capace di riconciliazione. Gli opposti resteranno per sempre opposti; sarebbe un'illusione pensare che possano risolversi in una unilaterale unità, ma tale opposizione non sarà più motivo di lacerazione perché ad un certo punto, misteriosamente, gli opposti, proprio rimanendo tali, entreranno tra loro in una tensione generativa e creativa. Divenendo un albero di Vita. Nel meditare oggi la Passione del Signore Gesù, prestiamo profondo ascolto anche alla nostra Passione. Guardiamo alla sua per comprendere e accogliere la nostra. Sapendo che il Venerdì sfocerà nella Domenica di resurrezione. Anche se bisognerà prima attraversare il Silenzio e il Vuoto del sabato.

No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera
è al venerdì santo
quando Tu non c'eri
lassù!
Quando non una eco
risponde
al suo alto grido
E a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.
(Turoldo)

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: lo sono il re dei Giudei"». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato -, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
(dal Vangelo di Giovanni)
