VENERDI 26 MARZO 2021

26.03.2021

Non vedete come Dio ha creato sette cieli sovrapposti e in essi ha posto la luna per luce, il sole per splendore? Iddio vi ha fatto germogliare dalla terra come piante, poi vi farà tornare alla terra, quindi ve ne trarrà risorti. Egli ha disteso per voi la terra come un tappeto, affinché la possiate percorrere su strade spaziose.

 (Corano LXXI, 15-20)

Il Corano fa spessissimo riferimento alle genti dagli «intelletti sani», a coloro che riflettono e comprendono, e invita costantemente gli uomini a meditare sui Segni di Dio: tutto nell'esistenza, dalla creazione dei cieli e della terra a quello che appare come il più insignificante degli organismi viventi, da ciò che vi è di più grande a ciò che vi è di più piccolo, non è che un immenso 'Libro cosmico' nella cui armonia, perfezione e saggezza chi è dotato di «cuore», colui cioè la cui intelligenza è rischiarata dalla luce interiore, può leggere i «versetti» (in arabo il termine àyàt indica sia i Segni che i versetti) della Parola divina, che manifesta la Misericordia e la Generosità di Dio. Tutto, dunque, è 'segno' «per la gente che crede». Si tratta di re-imparare a vedere e ad ascoltare: un compito spirituale di grandissima importanza. Un 'vedere' e un 'ascoltare' in grado di cogliere nel visibile l'Invisibile. Per questo motivo in molte tradizioni spirituali si fa riferimento al 'terzo' occhio o al 'sesto' senso capaci di cogliere ciò che i cinque normali organi di senso non sono in grado di percepire.

Dio mio, ogni albero proclama la Tua gloria, ogni zolla di argilla proclama la Tua santità grazie alle voci misteriose e ai canti melodiosi e puri.

Dio mio, per stare alla Tua presenza ho affrettato i miei passi, verso di Te ho sollevato il mio sguardo, per ricevere le Tue grazie ho teso le mie mani e verso di Te ha gridato la mia voce.

Nessuna invocazione si stanca di chiamarTi e Tu non deludi nessuno di coloro che Ti pregano.

Dio mio, concedi al mio sguardo di essere sincero perché possa elevarsi verso di Te. Chi si fa conoscere da Te così com'è, non rimane ignorato, Chi cerca rifugio in Te non è abbandonato, chi si rallegra in Te è nella gioia e chi Ti chiede protezione è certo della vittoria.

(Dū-l-Nūn)

Per lo meno all'inizio, gli inglesi non avevano intenzione di creare un impero. Ma una cosa tirò l'altra. Non erano neanche sbarcati in India per conquistarla. «Commercio, non proprietà», era la politica ufficiale della East India Trading Company (Compagnia di commercio delle Indie orientali) quando fu fondata, nel 1599, inaugurando così il durevole rapporto tra India e Inghilterra. Tuttavia, i funzionari della Compagnia sfruttarono avidamente le opportunità di espansione che si presentavano loro [...]. Quasi impercettibilmente i funzionari della Compagnia si stavano trasformando da mercanti in imperialisti. Con la convinzione che «gli abitanti nativi dell'India non possono aspettarsi benedizione maggiore dell'estensione dell'autorità britannica» [...]. I politici di Londra cominciarono a sentirsi a disagio per il fatto che, in pratica, cento milioni di persone erano governate dal Consiglio di direzione di una compagnia privata. L'India era divenuta l'impresa commerciale più rimarchevole della storia.

(Eknath Easwaran, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano)

Ecco uno spaccato di una storia lontana rispetto alla nostra, ma che ha il merito di farci cogliere come certe dinamiche siano pressoché sempre le stesse. All'inizio, si dice, «gli inglesi non avevano intenzione di creare un impero»; ciò a cui miravano era il commercio: «Commercio, non proprietà», non erano dunque sbarcati in India per conquistarla. Ma la ricchezza non placa la fame e la sete, anzi le acuisce; più si ha, più si vorrebbe avere e possedere. Forse perché attribuiamo alla ricchezza un 'potere' che nessuna ricchezza possiede: il potere di darci la felicità, di metterci al riparo dalle malattie e dalle disgrazie, di farci incontrare l'amore, la fama, il successo... Ma poiché nessuna ricchezza ha il potere di garantirci questo, ecco che diveniamo inevitabilmente avidi, e cerchiamo di accumularne sempre più, pensando sia solo una questione di 'quantità': quando ne avremo abbastanza, allora sì che staremo tranquilli! Ma si tratta di una trappola, perché nessuna ricchezza sarà mai abbastanza... 

Massimo Diana 


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