VENERDÌ 29 GENNAIO 2021

29.01.2021

Gli altri notabili fra i Thamùd, che erano in tutto nove, si riunirono e decisero all'unanimità di prendersi tutta l'acqua. Per questo deliberarono anzitutto di uccidere la cammella. Questi uomini erano noti perché diffondevano la corruzione e si accaparravano i beni delle persone povere e deboli. Erano dei bruti che non si fermavano di fronte a nulla. Uno di loro, il più avido, era secco come un albero dopo la siccità. Gli piaceva torturare le ragazze e sottometterle. Si faceva portare nella sua immensa dimora anche dei ragazzi, si chiudeva in casa con loro e li violentava fino alla morte. Gli altri otto notabili non erano da meno. Ciascuno coltivava i propri vizi e sapeva, al momento opportuno, comprare il silenzio delle autorità. Avevano convenuto di uccidere in un primo tempo la cammella uscita dalla roccia, poi di assassinare Salih, che minacciava la loro tranquillità e il loro potere 

(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici)


Questa pagina squarcia il velo su quanto c'è di "umano, troppo umano" - per citare Nietzsche - nelle vicende dell'uomo sotto il sole. Molti uomini - e molte donne - sono malvagi fin nel più intimo di loro stessi. Certo potremmo dire, giustamente, che nessuno nasce malvagio, che non esiste nel DNA il gene della malvagità, che alcuni erediterebbero e altri no. Malvagi si diventa, da un lato come naturale conseguenza di torti subiti, di ferite ricevute, ma dall'altro lato anche come conseguenza di una scelta, o di tante micro-decisioni compiute o rifiutate. Difficile è dire quanta libertà c'è dietro un atto malvagio oppure quanta costrizione conseguenza di ferite che non si vogliono o non si possono vedere e sostenere. Sta di fatto che tra gli umani ne esistono alcuni che sono 'malvagi', come gli alti notabili di questo testo. Non è però un caso che la malvagità abiti più frequentemente laddove c'è ricchezza e potere.

Signore, Ti sei impadronito della mia ragione, della mia vista, del mio udito, del mio spirito, delle mie viscere, di tutto il mio essere.

Mi sono perso nella Tua straordinaria bellezza, e non so più nemmeno dove mi trovo nell'oceano della passione.

Mi hai consigliato di mantenere il mio segreto, Signore; ma lo straripamento delle mie lacrime ha svelato tutto.

(Abū Madyan) 

L'altra donna, Aniza, non era ricca, ma aveva quattro figlie, quattro matrimoni cui già pensava. Era completamente dedita all'adorazione degli idoli e voleva farla finita con quella storia della divinità unica che sconvolgeva le sue abitudini. Peraltro, temeva che avrebbe intralciato i progetti di matrimonio che aveva fatto per le sue quattro figlie e che dovevano portarle fortuna. Andò quindi a cercare Qadàr, figlio di Salif. Aniza gli offrì in moglie una delle figlie in cambio dell'uccisione della cammella. Qadàr avrebbe potuto scegliere quella che gli piaceva di più 

(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici).


Entra in scena ora, nella narrazione, l'altra donna, Aniza. Donna perfida, calcolatrice, subdola. Dietro ai due uomini che poi compiranno materialmente il crimine di uccidere la cammella che Dio aveva fatto nascere dalla roccia ci sono dunque due donne. Due uomini deboli, accecati dalle passioni, e due donne scaltre, che sfruttano seduttivamente il loro potere. La storia umana è piena di fatti del genere e questo motivo è ricorrente nelle vicende sotto il sole. L'umanità di tutti e quattro questi personaggi è un'umanità povera, immatura, in balìa di forze e pulsioni che incatenano la loro libertà e li conducono ad agire come burattini. Che siano le passioni oppure il denaro o il potere poco importa. Ciò che comunque conta è che non vi è alcuna libertà dietro tutto questo, ma solo l'esercizio di un libero arbitrio finalizzato esclusivamente ad assecondare qualcosa che di loro si è impossessato.


Massimo Diana  


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