VENERDI 30 APRILE 2021

30.04.2021

Ammonisci dunque, poiché tu non sei, per grazia del tuo Signore, un indovino, né preso dal ginn. Forse diranno: «È un poeta! Aspettiamo che il tempo lo colpisca con qualche calamità!». Rispondi: «Aspettate pure la mia rovina, io aspetterò, insieme con voi, la vostra». Forse la loro ragione comanda questo, o non sono piuttosto degli oppressori? Oppure diranno: «Il Corano lo ha fabbricato lui», perché in verità non credono. Portino dunque un discorso simile al Corano, se dicono il vero. Furono essi creati dal nulla, o sono loro i creatori? Hanno creato loro il cielo e la terra? No! e non possiedono nessuna certezza. Detengono forse i tesori del Signore, hanno il potere supremo? Hanno forse una scala che arrivi al cielo, per ascoltare? Porti allora uno di questi ascoltatori la prova di un miracolo manifesto [...]. O credono che tu domanderai il prezzo della tua predicazione a loro, carichi di debiti? O possiedono essi la scienza dei misteri e li trascrivono? O vogliono tenderti insidie? Ma i miscredenti sono essi gli insidiati. O hanno un dio diverso da Dio? Gloria a Lui, al di là di ciò che essi Gli associano! Se vedessero cadere un pezzo di cielo, direbbero: «Nuvola densa!». Lasciali dunque, fino a che incontrino il loro giorno, quello in cui saranno folgorati. Quel giorno la loro insidia non gioverà loro nulla e non avranno aiuto.

(Corano LII, 29-46)

Il passo letto appartiene alle cosiddette Sure meccane. Sono la testimonianza della reazione dei concittadini del Profeta, politeisti, che rifiutano di accettare la Rivelazione e di sottomettersi al culto unitario, sostenendo la natura puramente umana di Maometto. In risposta alle accuse che costoro gli rivolgono di essere un invasato, ispirato dai ginn, e al loro rifiuto di credere a un uomo che non manifesta prodigi a conferma della sua missione profetica, la Parola divina esalta la Gloria del Creatore sottolineando l'impotenza delle creature, e propone il "miracolo" dell'inimitabilità e unicità del Corano, quale prova dell'autenticità della missione profetica di Maometto. D'altra parte, i miracoli compiuti dai profeti a conferma della loro missione sono sempre in relazione alla sensibilità specifica del popolo in mezzo al quale essi sono inviati, e la sensibilità degli Arabi era particolarmente legata alla bellezza e alla perfezione dell'espressione linguistica. Le tribù arabe avevano i loro poeti ufficiali, incaricati di cantarne le glorie e di scagliare il fulmine della poesia imprecatoria contro i nemici. «Forse diranno: "È un poeta!" ... diranno: "Il Corano lo ha fabbricato lui", perché in verità non credono. Portino dunque un discorso simile al Corano, se dicono il vero. Furono essi creati dal nulla, o sono loro i creatori? Hanno creato loro il cielo e la terra?». La bellezza e unicità del Corano dunque come 'prova' e garanzia della missione profetica di Maometto e la grandezza e maestosità della creazione di fronte alla quale le creature non sono un nulla come 'risposta' alle provocazioni dei miscredenti.

Mi hai rivestito dei Tuoi favori e della luce della fede mi hai adornato. Mi hai coperto, come con un velo, delle bellezze della pietà; hai cinto il mio collo di gioie che non si tolgono più; mi hai adornato di una collana che non si disfa.I Tuoi doni sono numerosi e la mia lingua è incapace di contarli; hai moltiplicato i Tuoi favori e la mia intelligenza è troppo scarsa per percepirli e decifrarli.Come riuscire a ringraziarti dato che per dirti grazie ho bisogno di rendere grazie! Ogni volta che dico: "Gloria a Te" ho bisogno di dirti: "Gloria a Te".A Te la lode per la Tua sollecitudine verso di noi e per lo splendore dei Tuoi doni; che questa lode Ti sia gradita e ci meriti i Tuoi favori abbondanti. Per la Tua misericordia, oh Misericordioso!

('Alī ben Husayn) 

Ghaffar era un guerriero nato - tutti i pathan lo erano - e sapeva riconoscere a prima vista le qualità del buon soldato. Ammirava anche il reverendo Wigram, praticamente quasi quanto ammirava suo padre. Il missionario era un uomo severo, ma generoso e Ghaffar capiva che, per quanto fosse uno straniero venuto da lontano attraverso i mari, era più preoccupato del futuro dei ragazzi pathan di quanto lo fossero i loro stessi genitori. Nella mente di Ghaffar andava prendendo forma un'idea: perché non fermarsi nella scuola e lavorare con questo uomo buono?Le guide, però, sconvolsero tutto. Le «guide», un corpo scelto di fanti e cavalieri pathan e sikh di stanza a Mardan, avevano una lunga storia di encomiabile servizio all'Impero. I figli di pathan e sikh ricchi e influenti erano stati addirittura nominati ufficiali, ciò procurava grande prestigio e la possibilità di ottenere gloria. Un ufficiale delle guide valeva quanto un inglese! O per lo meno questo era quanto Barani Kaka, uno dei domestici di Ghaffar e suo amico di lunga data, aveva continuato a ripetere a Ghaffar tutto l'anno precedente. Il figlio del khan era alto un metro e novantadue e pesava più di novanta chili, pensava Barani Kaka: gli inglesi l'avrebbero preso al volo! Ghaffar era al suo decimo e ultimo anno di scuola. Era a metà strada verso l'esame di immatricolazione per l'università, quando seppe che era stato arruolato e che si doveva presentare il giorno successivo all'ufficiale incaricato del reclutamento. Esultante, piantò lì il suo esame immediatamente. 

(Eknath Easwaran, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano)

Ghaffar era un giovane alto un metro e novanta: gli inglesi l'avrebbero preso al volo e aveva buone possibilità di fare carriera in quel corpo. Così, al suo decimo e ultimo anno di scuola, proprio quando era a metà strada verso l'esame di immatricolazione per l'università, quando viene a sapere che era stato arruolato e che si doveva presentare il giorno successivo all'ufficiale incaricato del reclutamento, esultante, pianta lì il suo esame immediatamente. Questo rivela il desiderio del giovane, come anche di tutta la sua famiglia, di trovare un giusto compromesso con i dominatori inglesi. Ghaffar non fu tra i ribelli e gli arrabbiati, tra i contestatori e i rivoluzionari. Ma proprio questa sua posizione accomodante e aperta al dialogo e alla collaborazione vedremo quanto sarà in contrasto con quanto presto succederà. La vita, spesso, è imprevedibile e le sue strade non sempre procedono in modo lineare e consequenziale. La statura umana che abbiamo saputo guadagnare ci consente tuttavia di non opporci al destino, al soffio dello Spirito, ma di assecondarlo, anche se questo va in direzione opposta rispetto a quanto ci saremmo attesi.

Massimo Diana


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