LA NECESSITÀ DI PRENDERSI CURA DEGLI ALTRI
Don Lorenzo Milani ne aveva fatto uno dei pilastri della sua missione: sui muri delle aule dove insegnava alla comunità di Barbiana aveva fatto scrivere "I care", che si potrebbe tradurre "mi prendo cura di te, ho a cuore il tuo futuro, il tuo star bene, mi faccio carico dei tuoi problemi". Si potrebbe allora partire da questo insegnamento per cercare di accendere della passione più gratificante e utile il nostro stare sulla Terra.
E di questa scintilla sembra esserci proprio bisogno per alimentare di vita le nostre esistenze scivolate un po' troppo nell'apatia, quando addirittura non nel menefreghismo più bieco. La diminuita capacità dell'uomo contemporaneo ad entusiasmarsi per qualcosa, chiuso com'è nel recinto del proprio apparente egoistico a pagamento, e sulle relative, possibili, cause.
Non sentiamo il bisogno di aumentare il numero dei collezionisti di francobolli o degli appassionati di sport estremi, ma vogliamo accettare l'allarme sul disinteresse generale che alcuni drammi contemporanei come la miseria e le malattie di mezzo mondo rendono colpevole. Sarebbe sufficiente che ci si impegnasse un po' di più nell'ascolto dell'altro e dei suoi bisogni per provare il fremito di un'emozione, la scintilla di una scossa, la consapevolezza di essere d'aiuto per qualcuno che ha bisogno, e ritrovare così il senso vero della nostra vita. E per contraddire Jean Paul Sartre: "L'inferno non sono gli altri, ma è l'indifferenza".
Direttore
Daniele Gallo