DOMENICA 24 GENNAIO 2021

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va' a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece
(Gn 3,1-5.10)
Il profeta Giona, che già una volta aveva inutilmente tentato di sottrarsi alla chiamata di Dio fuggendo verso la parte diametralmente opposta rispetto a dove Dio lo voleva inviare, comprende, alla fine, che non può sottrarsi al suo compito, al suo destino, alla sua vocazione, che consiste, in breve, nell'annunciare la bontà senza confini di Dio. Tutti abbiamo bisogno di una simile bontà incondizionata per poter diventare e rimanere 'umani' nel senso più pieno del termine. Giona, alla fine, accetta il suo destino, dà il consenso alla sua vocazione, finalmente è ciò a cui era destinato. Ma dovrà anzitutto convertirsi lui per primo ad una tale bontà.

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen.

Dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l'umanità come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L'interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune
(Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune).
Le divisioni, i nazionalismi e i sovranismi sono poco alla volta da superare, anzitutto nei vissuti delle singole persone che abitano lo stesso Pianeta. Dobbiamo poco alla volta metterci in cammino verso una consapevolezza nuova, e fare esperienza che la diversità di culture, di credenze, di abitudini, di costumi e così via, non è affatto un pericolo per la nostra identità, ma piuttosto uno straordinario arricchimento. Il nuovo millennio che si è appena aperto esige un ripensamento radicale del concetto stesso di identità, nella direzione del sincretismo e dell'eclettismo. Visti non come limite, ma come opportunità e ricchezza. Questo stesso "Breviario universale" si pone chiaramente come uno strumento per favorire questa transizione, questo sviluppo di consapevolezza. La paura dell'altro, del diverso, e l'arroccamento a difesa della propria monolitica identità - o dei propri consolidati privilegi - oggi rischia di diventare un pericolo per il futuro di tutti e di tutto il Pianeta.
Massimo Diana
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