GIOVEDI 25 FEBBRAIO 2021

Il Buddha radunò la comunità e disse: "Ascoltate, bhikkhu. Noi siamo liberi, nulla ci vincola. Ora avete compreso la via. Procedete con fiducia e farete passi sicuri. Se volete, potete partire da Isipatana, andare come uomini liberi e far conoscere ad altri la Via del Risveglio. Spargete i semi della liberazione e dell'illuminazione per dare pace e gioia a tutti. Insegnate il sentiero della liberazione, bello dall'inizio alla fine, nella forma e nel contenuto. Innumerevoli esseri trarranno beneficio dalla vostra opera di diffusione del Dharma. Quanto a me, anch'io partirò presto. Mi dirigerò a est, dove rivedrò l'albero della bodhi e i bambini del villaggio di Uruvela. Poi farò visita a un prezioso amico a Rajagaha".
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)
Le parole del Buddha ai suoi primi discepoli sono il segno che ormai la Via trovata da Siddhartha sta iniziando inevitabilmente a diffondersi; una esperienza di liberazione che non può non contagiare altri. Non sono solo le malattie a diffondersi per contagio, ma anche le cose belle, specie quando vanno ad incrociare le domande più profonde nascoste nel cuore delle persone. «Ascoltate, bhikkhu. Noi siamo liberi, nulla ci vincola. Ora avete compreso la via. Procedete con fiducia e farete passi sicuri... Spargete i semi della liberazione e dell'illuminazione per dare pace e gioia a tutti. Insegnate il sentiero della liberazione». Parole che anticipano quelle che qualche secolo più tardi Gesù dirà ai suoi discepoli inviandoli in missione.

Come il fabbro raddrizza la freccia, così il saggio governa i suoi pensieri, per loro natura instabili e irrequieti. Come pesci tolti dall'acqua, i pensieri fremono e si dibattono tra tentazioni e distrazioni. Il saggio osserva continuamente i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti. Nessuno, né tua madre, né tuo padre, né i tuoi amici, può esserti di altrettanto aiuto, quanto una mente disciplinata.
(Dal Dhammapada)

Era in meditazione da diverse ore quando passò lì accanto un gruppo di giovani elegantemente vestiti, palesemente preoccupati per qualcosa. Alcuni portavano strumenti musicali. Il giovane in testa al gruppo chinò il capo per salutare il Buddha e chiese: "Monaco, hai visto una ragazza correre in questa direzione?". "Perché desideri tanto trovarla?", domandò il Buddha. Il giovane raccontò la storia (...) Il Buddha li guardò serenamente e chiese: "Ditemi, amici, in questo momento presente è più importante trovare la ragazza o trovare il vostro vero sé?". I giovani trasalirono. Il radioso aspetto del Buddha e l'insolita domanda li ricondussero a se stessi. "Venerabile maestro" rispose il primo giovane, "forse è bene prima trovare noi stessi".
(Thich Nhat Hanh, Vita di Siddhartha il Buddha)
L'incontro successivo con un gruppo di giovani elegantemente vestiti costituisce un bell'esempio di quell'arte maieutica del dialogo che un suo contemporaneo, in un altro contesto culturale, la Grecia delle Polis, Socrate, andava scoprendo e sperimentando. Alla domanda di uno di quei giovani, il Buddha risponde ponendo altre domande: «Perché desideri tanto trovarla?... Ditemi, amici, in questo momento presente è più importante trovare la ragazza o trovare il vostro vero sé?». È l'atteggiamento del vero maestro: non offrire risposte preconfezionate, ma suscitare il desiderio, lo stupore, la meraviglia. È molto più preziosa l'azione volta ad aiutare a 'partorire' una vera domanda, piuttosto che mille risposte offerte a domande superficiali. Buddha, come Socrate, accende il desiderio, la curiosità: questa è la sua arte.
Massimo Diana
