VENERDÌ 12 FEBBRAIO 2021

Il terzo giorno un sole dolce regnava sul paese. Il cielo era di un azzurro magnifico. Nemmeno la minima traccia di nubi o di temporali. Le persone avevano tralasciato le proprie occupazioni e aspettavano la fine della giornata per verificare se l'ultimatum era vero o se si trattava solo di parole al vento. I malanni fisici erano scomparsi. La giornata era trascorsa come al solito, senza crisi apparenti né manifestazioni di cui preoccuparsi. Veniva da dire, a quel punto, che quella storia dei tre giorni, in definitiva, non aveva molto senso. Eppure dei segni precursori non tardarono ad arrivare prima che il giorno terminasse del tutto: i cani e i gatti abbandonarono in fretta la città. Non restava un solo animale domestico e quelli che erano legati e chiusi non smettevano di urlare, al punto che si finì col liberarli, per vederli subito scappare dalla città come se una sventura stesse per abbattersi su di loro. Qualcosa di orribile si preparava, non si poteva più ignorarlo.
(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici)
L'unica preoccupazione dei Thamùd sembra essere solo quella di verificare «se l'ultimatum era vero o se si trattava solo di parole al vento». Come al solito vogliamo vedere e toccare, chiediamo dei segni o delle prove. Nulla di nuovo sotto il sole: solo un segno 'incontrovertibile' riuscirà a distoglierci dai nostri privilegi, dalle nostre comode abitudini. Il punto è che nessun segno sarà mai 'incontrovertibile' perché tutto può essere sempre interpretato. Ecco perché i profeti e i maestri spirituali si sono sempre arrabbiati con coloro che chiedevano segni, rifiutandosi di darli. Perché tutto può essere un 'segno' per chi crede o vuole credere, e nulla sarà mai un segno sufficientemente eloquente per chi nel suo cuore ha rifiutato di credere e di abbandonare i propri privilegi. Anche in questo racconto coranico il segno consiste nei "tre giorni".

Non disperarti assolutamente se il dono ritarda nonostante il tuo pregare insistente, perché Egli ti ha promesso con forza di esaudirti in ciò che Egli sceglie per te, non in ciò che tu scegli per te - e nel momento in cui vuole lui, non nel momento in cui vuoi tu
(Ibn 'Ata Allah)

Salih continuò il suo cammino, seguito da compagni che rinunciarono alle loro case e credettero alla parola di Dio, al suo profeta, il suo messaggero in quei tempi di barbarie in cui gli uomini rubavano, uccidevano e diffondevano corruzione e odio. Dio inviò a quel popolo un messaggero per metterlo sulla via del bene, nella prospettiva dello spirito, valore supremo. Ma in ogni epoca gli uomini sono stati vinti dal loro orgoglio e dal desiderio dei beni materiali, preferendo la soddisfazione di voglie immediate piuttosto che raggiungere, con la preghiera e con la meditazione, la spiritualità, la dimensione più bella dell'esistenza. Salih, obbedendo a Dio, ne diffondeva la parola e trasmetteva ai popoli che incontrava il messaggio di un Dio unico. Alcuni gli credettero, altri gli fecero opposizione e più volte lui dovette rifugiarsi con i compagni in luoghi di difficile accesso.
(Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici)
Ecco il destino di ogni profeta, qualsiasi sia la tradizione alla quale appartiene o l'epoca storica nella quale si trova ad agire: qualcuno, in genere pochi, che crede nella sua parola e molti che invece si oppongono e tentano di liberarsi di colui che con la sua sola presenza mette in discussione la loro vita. Dio sempre invia 'messaggeri' per metterci «sulla via del bene, nella prospettiva dello spirito, valore supremo». Ma in ogni epoca e ad ogni latitudine ci sono uomini che «sono stati vinti dal loro orgoglio e dal desiderio dei beni materiali, preferendo la soddisfazione di voglie immediate piuttosto che raggiungere, con la preghiera e con la meditazione, la spiritualità, la dimensione più bella dell'esistenza». Così è accaduto a Salih e così sempre accade.
Massimo Diana
